"La convenzione dell’intervista a tutti, su tutto, in tutte le occasioni sta diventando la formula più imperversante di un sistema informativo che ha assunto proporzioni deliranti; i giornali, la radio, la televisione, in qualsiasi ora del giorno e della notte ci inseguono, ci trafiggono con informazioni di ogni tipo che arrivano da tutte le parti; una valanga di nozioni e di notizie che non riusciamo più a contenere, ad assimilare, a trasformare in un “vissuto” o in consapevolezza personale. Esiste soltanto questo ininterrotto e demenziale flusso di parole, immagini, rumori che sommerge tutto; un gigantesco feticcio che occultando ormai completamente la realtà di cui vorrebbe riferire ci toglie ogni responsabilità di intervento, alienandoci, cancellando in partenza qualsiasi tentativo di modificarla. Un inesausto interminabile spettacolo, atroce, ottenebrante, nel quale annega ogni cosa; insomma il nulla, il vuoto, la totale cancellazione. Per una forma non più di igiene, ma di salvezza mentale, sarebbe forse il caso che ogni tanto e per periodi sempre lunghi, la televisione restasse spenta, la radio tacesse, i giornali smettessero di uscire, in modo che ognuno tornasse ad avere il tempo per occuparsi veramente di se stesso, della propria individualità, magari soltanto per rimettere insieme i pezzi, a brandelli".
(Federico Fellini, Fare un film, Torino, Einaudi, 1980, poi 1993, p.1 71)
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