Nella polemica esplosa sulle dichiarazioni di Francesco De Gregori mi aveva colpito quel “contengo moltitudini” che meritava di essere approfondito. Ed ecco che è saltata fuori una poesia di Walt Whitman, il poeta de L’attimo fuggente, una poesia densa e riflessiva, forse poco nota a chi pretende che la lettura di ogni vicenda sia da incanalare nella marea del gran pensiero della semplificazione dominato dal gran teatro mediatico. Ma è davvero difficile classificare la risposta
di De Gregori su Gaza nella categoria del qualunquismo.
Canto di me stesso
Il passato e il presente sfioriscono – li ho riempiti, li ho svuotati.
E insisto: riempirò la mia prossima piega del futuro.
Ascoltatore lassù! Che cosa devi confidarmi?
E insisto: riempirò la mia prossima piega del futuro.
Ascoltatore lassù! Che cosa devi confidarmi?
Guardami in faccia mentre annuso la sera che viene di soppiatto,
(Parla con franchezza, nessun altro ti ascolta e io resto non più di un minuto.)
Mi contraddico?
Benissimo, mi contraddico.
(Sono largo, contengo moltitudini.)
Mi concentro verso quelli che sono vicini, aspetto sulla porta.
Chi ha finito la sua giornata di lavoro? Chi farà prima con la sua cena? A chi piace camminare
con me? Parlerai prima che me ne vada? O ci proverai quando sarà già troppo tardi?
Walt Whitman, 1855
(Parla con franchezza, nessun altro ti ascolta e io resto non più di un minuto.)
Mi contraddico?
Benissimo, mi contraddico.
(Sono largo, contengo moltitudini.)
Mi concentro verso quelli che sono vicini, aspetto sulla porta.
Chi ha finito la sua giornata di lavoro? Chi farà prima con la sua cena? A chi piace camminare
con me? Parlerai prima che me ne vada? O ci proverai quando sarà già troppo tardi?
Walt Whitman, 1855
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