"Si tratta di un quaderno di non grandi dimensioni: 12 x18 cm, di un'eleganza un po' massiccia per cui si vorrebbe spendere l'aggettivo tedesca. È ricoperto di pelle zigrinata. Sul fianco ha una piccola serratura per custodire meglio segreti, probabilmente sentimentali, di qualche signorina di un tempo. In alto a sinistra, in caratteri gotici dorati, introdotti e chiusi da riccioletti, vi è scritto Tagebuch, diario [...] A metà degli anni Ottanta, con un gesto indimenticabile, il diario fu consegnato all'autore di questa introduzione. Dovevo custodirlo e non leggerlo fino alla morte di Liana. Per vent'anni stette là serrato. Era l'oggetto più prezioso della mia casa. Più che uno scrigno inaccessibile era paragonabile a una cosa sacra: nulla, se non fedeltà e timore, impedivano di aprirlo. La domanda è sorta dopo. Ora potevo leggerlo, ma dovevo pubblicarlo? Dubbi legittimi, ma non tali da mettere in discussione la decisione di far giungere pagine senza uguali nelle mani di molti lettori i quali hanno ormai a disposizione un'ulteriore, singolarissima, via per accedere al mondo della Shoah, tragico evento che ha contrassegnato in modo incancellabile la storia europea".
Pietro Stefani
*Piero Stefani Introduzione al diario di Liana Millu Tagebuch, Giuntina, Milano, 2006.
Liana Millu (Pisa 1914 - Genova 2005)
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