- Scorrendo questo blog acconsenti all'uso dei cookie presenti. -


Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

28 marzo 2009

Diagnosi - 2008

«Abbiamo i talenti, ma ci mancano l’organizzazione e la trasparenza, così non riusciamo neanche a riconoscerli. Non selezioniamo gli interventi pubblici, non sosteniamo le cose veramente importanti, sprechiamo risorse e siamo soffocati da una televisione che trascura troppo la cultura. Così rischiamo di diventare un enorme museo all’aperto, ricco di tesori culturali unici al mondo e prosciugato nelle sue risorse umane».
Claudio Abbado, 2008

09 marzo 2009

"Beati i Paesi con tanti musei"

"I musei sono necessari ai Paesi quanto le scuole e gli ospedali. Educano, a volte, più delle aule e, soprattutto, in un modo più sottile, privato e duraturo rispetto a quello che ci viene offerto dai maestri. E anch’essi curano non i corpi, ma le menti dalle nebbie dell’ignoranza, del pregiudizio, delle superstizione e da tutte le malattie che impediscono agli esseri umani di comunicare tra loro e li esasperano e li spingono a uccidersi. I musei sostituiscono la visione piccina, provinciale, meschina, unilaterale, campanilistica della vita e delle cose con una visione ampia, generosa, plurale. Affinano la sensibilità, stimolano l’immaginazione, educano i sentimenti e risvegliano nelle persone uno spirito critico e autocritico. Il progresso non vuol dire solo molte scuole, molti ospedali e molte strade. Vuol dire anche, e forse soprattutto, quel sapere che ci rende capaci di cogliere la differenza tra il bello e il brutto, l’intelligenza e la stupidità, il buono e il cattivo, l’accettabile e l’inaccettabile, che chiamiamo cultura. Nei paesi in cui ci sono molti musei la classe politica è, di solito, più presentabile che nei nostri e, lì, non è così frequente che i governanti dicano o facciano idiozie."
Mario Vargas Llosa
"La Stampa", 8 marzo 2009
____

03 marzo 2009

Il dovere di pensare

Antonio Balletto
Chi sa pensare non può vivere da suddito
“La Repubblica. Il Lavoro”, 19 ottobre 2007

"Chiudevo venerdì scorso così: «C' è, per tutti, un gran dovere di pensare, di pensare bene, di pensare insieme»... e, proprio, da qui riprendo e continuo: il gran dovere di pensare. A questo, tutti siamo chiamati; ognuno, anzitutto, per se stesso, per un po' di rispetto verso se stesso. Lo specchio ci aiuta a essere in ordine nell'aspetto esteriore: qualche specchio dove guardare la nostra mente, la nostra coscienza, dovremmo proprio possederlo o acquistarlo! Chi, poi, ha responsabilità verso altri, dovrà spesso fermarsi sul dovere di pensare. I genitori, anzitutto. Dovere di seminare affetti grandi, grandi ideali. Dovere di nutrire, di insegnare a stare in piedi (a stare umilmente, ma con fierezza, dinanzi alla vita), a camminare; dovere di donare cibo, panni e affetti veri. Poi, viene il dovere dell' istruzione e del comunicare il sapere. Un sapere che sia modo d'umanità, che sia uno strumento per vivere e sopravvivere. E qui, può annidarsi l' imbroglio, l' inganno. I genitori hanno l' obbligo di offrire l' istruzione. Lo stato o altre associazioni e istituzioni si incaricano di collaborare con i genitori, dietro piccolo o grande compenso, in questo dovere così fondamentale ed importante. Collaborare, non sostituirsi! Bisogna insistere e far chiarezza su questo punto. Non possiamo andare avanti con un numero, sempre maggiore, di genitori che demandano, alla responsabilità di maestri, di professori, questo compito, riservandosi, poi, il diritto, in modo anche protervo, di conte - stare ogni osservazione correttiva che, il maestro od il professore, fa al loro pupillo. Bisogna stare qualche momento con i figli. Far usare loro il cervello perché capiscano che, quel pane sulla tavola, è cosa santa e benedetta, che è dono di Qualcuno e frutto di lavoro, di impegno, di sacrificio pieno di affetto per loro. Fare usare il cervello, perché si accorgano che il mondo attorno a loro è abitato, non solo da giochi, macchinine e da quegli aggeggi dei quali non conosco nemmeno il nome, comprati e regalati «doverosamente» da servitorelli al loro servizio, ma che è abitato, soprattutto, da care persone capaci di riempirli di amore e di attenzioni: persone che aspettano uno sguardo buono e, magari, una carezza data senza secondi fini e smancerie. Insegnare ad adoperare il cervello, a distinguere che c' è il bene e c' è il male e che non si può sovrapporli o equipararli. Educare la mente a rendersi conto che è necessario e bello ubbidire ai genitori, senza continui capricci e stupidi piagnistei. Quei genitori che sorridono, beati e beoti, per le più stupide trovate dei loro «genietti incompresi», si ricordino che non fanno altro che diseducarli e renderli incapaci di ragionare correttamente. Parrà, il mio, un discorso molto astratto: se ci si impegna, tuttavia, può diventare concretissimo! Dopo i genitori, i collaboratori hanno un ruolo importante per educare testa e coscienza: questi, tuttavia, devono guardarsi bene dal sostituirsi ai genitori, alla famiglia. La collaborazione esige rispetto delle persone e rispetto dei ruoli; essa assume una funzione centrale che è, appunto, quella di educare al pensare. Vi è un pregiudizio di fondo che induce a persuadersi che il buon pensare si sviluppi di per se: un po' come nasce, cresce e sboccia un fiore di pesco, quando giungono i primi tepori di primavera. Purtroppo non è così: quanti avrebbero potuto imparare a ragionare, a riflettere, a cercare, a dialogare, se solo avessero incontrato una persona amica, che si fosse impegnata a costruire, o ricostruire, il giusto e retto pensare! Anche la mia Chiesa non deve dare, anzitutto, mandati e consegne di cui rispondere al vescovo, ai vescovi, alle varie gerarchie! Anzitutto, deve dedicarsi a stimolare e strutturare un bel pensare; deve dedicarsi a strutturare un cordiale pensare e farlo con gioia, con slancio, magari anche con un po' di trepidazione. Si, perché chi ha imparato a pensare onestamente, non vive da suddito delle varie autorità, ma da libero figlio della verità che sa, anche, ubbidire a tempo e luogo. Andatevi a leggere brani della lettera ai Galati e vedrete, quale può essere, su punti come questi, il messaggio liberatorio del cristianesimo primitivo! Ma quali sono i contenuti di questo pensare bene, pensare in grande? In questa domanda si annidano altri seri equivoci. Non si tratta, anzitutto, di proporre dei contenuti squadrati e precisi. Si tratta, invece, di insegnare ad aprire gli occhi: aprirli bene e guardare la realtà che ci si dona in lungo ed in largo, in alto ed in basso, nelle profondità abissali e nelle arcate dei cieli. Una sera mi trovai in ascensore; vi era una mamma, con un bimbo in braccio. Si spense improvvisamente la luce ed il bimbo esclamò: «mamma, ho visto il buio!». Quante volte, siamo chiamati, in tutti i settori della vita, a fermarci con gli occhi ben aperti dinanzi al buio! Qui, non riesco a trattenermi dal segnare un' annotazione: la mia fede, il mio credere, quanto mi hanno insegnato a pensare in questo modo. E, credetemi, la mia testa è fatta per le luminosità quasi geometriche: so, però, che gli occhi che guardano il buio, arrivano alla luce («per crucem ad lucem»). Così, il pensare forte e robusto, diviene un pensare in grande che intreccia il cielo con la terra, affinchè niente, nemmeno un granello di sabbia, non abbia riconosciuto il suo onore, la sua gloria. Il pensiero fraterno non comporta essere sempre in piazza: spesso, richiede il silenzio della propria stanza chiusa e, solo successivamente, si accresce ed acquista dignità, con la condivisione nell' Agorà. Tale, dovrebbe essere il buon pensare politico, di tutti i politici, in una civiltà aperta e democratica, fuori da tutte le misere conventicole. Ah!... le conventicole...!"

*L'editoriale è ora pubblicato nel volume di Antonio Balletto, Tra i tempi. Un anno di riflessioni settimanali tra l'umano e il divino, Reggio Emilia, Diabasis, 2009, pp. 72-75.
____

25 febbraio 2009

Inno alla Carità

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.
Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso, e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla.
La carità è paziente, è benigna la carità; a carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non verrà mai meno.
Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente, e imperfettamente profetizziamo; ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.
Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Da quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.
Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto.
Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità.
S. Paolo - Prima lettera ai Corinzi 13,1
___

20 febbraio 2009

Il dovere del medico

""Pur escludendosi l'eutanasia, cio' non significa obbligare il medico a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza infaticabilmente creatrice. In tali casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa, nell'ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell'adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare piu' a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non e' piu' pienamente umana e che va verso la conclusione".piuttosto nell'adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare piu' a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non e' piu' pienamente umana e che va verso la conclusione".
Paolo VI, 1970

18 febbraio 2009

Pensare politicamente

"È necessaria una visione interdisciplinare per comprendere cosa sta succedendo, per connettere i "campi" che le istituzioni tengono separati. Ognuna di queste visioni è costretta ad essere politica (nel senso originale della parola). Le premesse del pensare politicamente su una scala globale significa vedere attuarsi l'unità di una sofferenza non necessaria. Questo è il punto di partenza."
John Berger
____

16 febbraio 2009

Per una società multietnica

"Deve essere possibile una realtà aperta a più comunità, non esclusiva, nella quale si riconosceranno soprattutto i figli di immigrati, i figli di famiglie miste, le persone di formazione più pluralista e cosmopolita". (...) "In simili società è molto importante che qualcuno si dedichi all'esplorazione e al superamento dei confini, attività che magari in situazioni di conflitto somiglierà al contrabbando ma è decisiva per ammorbidire le rigidità, relativizzare le frontiere, favorire l'integrazione".
Alexander Langer
*estratto da Alexander Langer Dieci punti per la convivenza interetnica , 1994.
*link al sito della Fondazione Alexander Langer
____

14 febbraio 2009

Eluana

«Eluana è diventata il personaggio che bisognava lanciare, è stata una congiura di tutta l’informazione. Hanno deciso di tenere accesa questa tragedia: una scelta cinica. Hanno inventato un corpo che non c’era più. E la Chiesa scatenata a fare la Chiesa. Cosa volete che dica la Chiesa? La vita è sacra».
Franco Zeffirelli,
"La Stampa", 14 febbraio 2009
____

12 febbraio 2009

Chi sono?

Chi sono?
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
follia.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
malinconia.
Un musico allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
nostalgia.
Son dunque...che cosa?
Io metto una lente
dinanzi al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.
Aldo Palazzeschi

05 febbraio 2009

L'articolo 32 della Costituzione italiana...

"Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti." (Primo Levi, 1974)
"L’onore è innanzitutto un rifiuto, un rifiuto di scendere a patti con ciò che è brutto, basso, volgare, interessato, non gratuito; un rifiuto di inchinarsi dinanzi alla forza in quanto tale. […] L’onore è una sensibilità assai viva, nei confronti delle diminuzione in cui può cadere vittima il nostro io, la nostra persona." (Lucien Febre)




L'articolo 32 della Costituzione italiana dice: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Ma un emendamento della Lega chiede ora ai medici di far scattare una denuncia alle forze dell'ordine per tutti gli immigrati clandestini che hanno bisogno di essere curati. Il Senato ha approvato. Proprio non possiamo scivolare in questa deriva pericolosa per la nostra democrazia, per la nostra dignità di cittadini, per la dignità di ogni Persona.
____

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.