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Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

09 settembre 2024

A che serve?

Se anche mio figlio, ieri, col libro di grammatica
greca aperto sul tavolo, sorridendo confuso tra il desiderio
di non dispiacermi e il pragma
della cosidetta realtà, chiede: “A che serve?”
io dico a voi, ragazzi: la bellezza
è gratuità del gesto,
come quando vi amate,
è il momento preciso in cui un essere umano
si stacca da terra,
s’inginocchia e disegna
un toro
sulla parete
della sua grotta,
a Lascaux. Così,
senza motivo.
O ha scoperto il modo
per non essere solo
– e ha scoperto il modo
per non morire.

Maria Grazia Calandrone

* M.G. Calandrone, Giardino della gioia, Milano, Mondadori, 2019.
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04 settembre 2024

Dal tuo punto di vista




L’opuscolo di propaganda che ti dice?
Illustra la sorte nefanda (cioè
da non dirsi) del popolo infelice
– t’introduce al benessere dal suo
contrario, e fuor di questo
benessere non c’è
(“siatene certi”) bene prevedibile.

“Una merenda al cittadino onesto,
amore senza rischi, una crociera
alle Canarie o al Baltico, una casa
coperta da ipoteca redimibile.

S’allargano i confini dello scibile
se muta il presupposto
– c’è Luna,
di gennaio o d’agosto,
che aspetta una fortuna: i volontari
(è tutto già disposto)
dei voli interstellari.
Altro non c’è,
fuori che questo, vero disponibile.

Per quattro impiccagioni
rovinarsi la cena è una follia:
mondo che vai e tecniche diverse,
il risultato è uguale…
Ma piuttosto
considera il mercato potenziale
ancora chiuso ai traffici
– una volta sul posto:
daremo frigoriferi
in cambio di caviale.

L’anima, il bene e il male, vecchie storie…
È tutto garantito
ciò che potremo dare
a prezzo ragionevole
in cambio d’una tregua militare:

i biliardini elettrici
ai malati di nervi,
concerti nelle fabbriche e una dieta
quasi conforme per padroni e servi.

Daremo anche il poeta
che colga a prima vista
un neroblù di rondine nel cielo
– per la squallida coppia socialista,
domenica sulle rive del mar Nero”.

Giovanni Giudici 1958


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02 settembre 2024

Dio, Patria, Famiglia

"Dio mi sta bene, e anche la patria e la famiglia; ma il trilogismo Dio-Patria-Famiglia non mi sta più bene. Dico no a quel dio usato come cemento nazionale, a quella patria spesso usata per distruggere altre patrie, a quella famiglia chiusa nel proprio egoismo di sangue. Non mi riconosco tra quei cittadini ligi e osservanti che vanno in chiesa senza fede, che esaltano la famiglia senza amore, che osannano alla patria senza senso civico."

Adriana Zarri


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31 agosto 2024

Parole nuove per il tempo nuovo

  Parlare. Le parole sono il nostro mestiere. Lo diciamo senza ombra di timidezza o di ironia. Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l’uomo le creava per servirsene. E ci accade che proprio per questo, perché servono all’uomo, le nuove parole ci commuovano e ci afferrino come nessuna delle voci più pompose del mondo che muore, come una preghiera o un bollettino di guerra. Il nostro compito è difficile ma vivo. È anche il solo che abbia un senso e speranza. Sono uomini quelli che attendono le nostre parole, poveri uomini come noialtri quando scordiamo che la vita è comunione. Ci ascolteranno con durezza e con fiducia, pronti a incarnare le parole che diremo. Deluderli sarebbe tradirli, sarebbe tradire anche il nostro passato»

Cesare Pavese, Ritorno all’uomo, 20 maggio 1945.

27 agosto 2024

Sguardi di futuro

 Io vivo nella Possibilità,

una casa più bella della Prosa,
di finestre più adorna,
e più superba nelle sue porte.
Ha stanze simili a cedri,
impenetrabili allo sguardo,
e per tetto la volta
perenne del cielo.
Emily Dickinson
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14 luglio 2024

Doveri sacrosanti

 "Dobbiamo smettere di applaudire la ricchezza fine a se stessa. Senza nulla togliere ai successi cui può portare, la ricchezza diventa degna di essere celebrata solo quando è impiegata al servizio del benessere umano".
Michael Spence, Il Sole.24 ore, 14.7.2024.
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"La proprietà ha diritti sacrosanti, ma pure doveri e doveri sacrosanti, fra i quali viene in primo luogo quello di concorrere ai bisogni dello Stato."
Camillo Benso conte di Cavour 21.2.1851

08 luglio 2024

Bella Ciao

Bella Ciao è il respiro della Libertà cercata.
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20 giugno 2024

L' Educare accogliente

 "Assimilando il mondo a un ritrovarsi più maturi, l'educare non è imparare ad affrontare sempre più prospettici, complessi problemi? partecipare, misteriosamente profondo, al vivo costruire?"

Danilo Dolci

*D. Dolci, Palpitare di nessi, Roma, Armando edizioni, 1985, p, 134.

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05 giugno 2024

Libertà è la dignità di tutti

"Noi siamo convinti che, per risalire da questo imbestialimento, si debba cominciare a ricostruire in tutti i campi la fede nell’uomo, questo senso operoso di fraterna solidarietà umana per cui ciascuno sente rispecchiata nella sua libertà e nella sua dignità la libertà e la dignità di tutti gli altri, e in mancanza della quale la vita diventa una lotta di brutali sfruttamenti, alla quale si può dare via via il nome di tirannia, di plutocrazia, di nazionalismo, di fascismo, di razzismo".

Piero Calamandrei

*"Il Ponte",1945, (Editoriale del primo numero).

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01 giugno 2024

Onestà e Onore

"Ahmed è "marocchino", sinonimo frettoloso di extracomunitario. Potrebbe essere cingalese o pakistano, in realtà, ma il nostro sguardo fuggevole non si sofferma su tali "dettagli" e decide che il giovane pizza-express è, appunto, un marocchino. Così il suo nome potrebbe essere Ahmed. Casco in testa, ha appena suonato alla porta e ci ha consegnato il nostro cartone ancora caldo, ha preso il buono pasto con cui abbiamo pagato la pizza, due euro di mancia e via verso il motorino. Passano cinque minuti e alla porta si ripresenta lui. Quello che dice è incomprensibile, fatichiamo a capire che cosa voglia, non tanto per l’italiano stentato quanto per i contenuti. Impossibile, probabilmente vuole dire altro... Invece no, Ahmed è tornato per dirci proprio questo: «I tuoi buoni pasto erano appiccicati, me ne hai dati due anziché uno». Non si sta lamentando. Non esige di più. Non recrimina sul resto. Vuole solo restituire. Insomma, è proprio vero: nessuno si è accorto di avergli dato il doppio, soltanto lui, ma questo gli basta. Sente l’ingiustizia, la riconosce e d’istinto pone rimedio. Rimette in equilibrio il mondo, Ahmed, almeno il suo si chiama chiama onore, padre dell’onestà e figlio della vergogna. Merce rara di questi tempi, in cui il furbo è chiamato intelligente e l’onesto è "strano". A ben pensarci dovrebbe essere la normalità, eppure il gesto di Ahmed ci appare straordinario, tanto più se a venderci questa merce rara, che avevamo quasi dimenticato, è un ragazzo povero e straniero, qualcuno che avrebbe molte attenuanti e tutto il "diritto" di chiudere un occhio su se stesso, intascandosi quei cinque euro in più, per noi una miseria, per lui forse la cena. Nessuno glieli avrebbe chiesti una volta tornato in pizzeria, nessuno mai avrebbe saputo che se li era bevuti al bar o spesi al mercato, perché nessuno ne conosceva l’esistenza. Nessuno se non lui. Che però sapeva di non esserne il proprietario. Che cosa fa scattare l’impulso dell’onestà? Che cosa induce Ahmed, che qui manco è di casa e guadagna un terzo del giusto (in nero), a fare la scelta più difficile? Scopertosi padrone involontario di un gruzzoletto che neppure si è cercato, sapendosi incolpevole, baciato da una sorte che non ha invocato lui, perché dunque scende dal motorino, riprende l’ascensore e suona alla mia porta? L’onestà deriva dal senso dell’onore e quel ragazzo, forse privo di cultura scolastica, lo ha appreso da altre fonti: chissà, la morale dei suoi vecchi, la legge non scritta con cui sua madre lo ha nutrito attaccandolo al seno, l’esempio di un padre povero ma giusto, una famiglia per la quale la vergogna non è dover emigrare e accettare qualsiasi (onesto) mestiere, ma semmai guadagnare senza un merito.E l’onore a sua volta è figlio della vergogna: chi non si vede brutto dopo una cattiva azione, chi non sente un peso sul cuore dopo aver tradito, chi non resta sveglio la notte dopo la calunnia, chi non fatica a tenere alta la testa dopo aver mentito, chi non è roso da quel fastidioso tarlo dopo un agire sbagliato, come può sapere che cosa è onorevole e che cosa disonorevole? In fondo è facile provare tutto questo, se sappiamo che qualcuno ci guarda: nessuno intasca un portafogli trovato per strada se sa di avere cento occhi puntati addosso, chiunque lascia un biglietto sul parabrezza dell’auto ammaccata se intorno ci sono i testimoni. E chiunque restituisce un resto esagerato, se chi ce l’ha dato fa già il gesto di essersene accorto... Onore è farlo in solitudine, onestà è sentirsi giudicati da se stessi. Vergogna è vedersi guardati, ma dai propri occhi, anche nel buio, anche nel deserto o in mezzo al mare, dove non c’è anima viva, ma ci siamo noi, e la nostra coscienza e quel senso di felice appagamento che ci coglie, alle volte, quando, poveretti, sappiamo di aver fatto semplicemente il nostro dovere.
Lucia Bellaspiga, Alle radici dell'onore, Avvenire, 27.8.2011.

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