Si dovrebbe conoscere la storia lunga e speciale della scuola Giovanni Daneo di Genova, proprio ai bordi dei vicoli del centro storico, la prima che agli inizi degli anni '90 si è riempita di bambini di molte nazionalità, proprio quelli che abitavano tra vicoli e piazzette, mescolati con i bimbi italiani, con insegnanti e genitori che da subito si sono inventati mille iniziative per una accoglienza vera fino a organizzare un coro multilingue molto apprezzato. Quel che più allarga il cuore e' sempre stato dedicare qualche minuto a quella folla di mamme, qualche padre che da sempre puntualmente sostano davanti alla scalinata in attesa del recupero dei figli, madri italiane che conversano con madri africane, asiatiche, latinos, madri che spesso indossano abiti coloratissimi, alcune con il velo, altre con abiti di taglio simile a quelli delle mamme genovesi o magari, siciliane o pugliesi, parlano tra loro, ridono, tutte sono lì e imparano a conoscersi, proprio perché i loro figli già sono amici, compagni di banco forse, ragazzini con l'argento vivo che dopo molte ore di scuola hanno una gran voglia di giocare, correre, di parlare mescolando una lingua ibrida tutta loro, anche quel 'belin' tutto genovese ma con evidenti sonorità arabe. Ogni giorno chi si ritrova in quel pezzetto di Genova vede il tangibile esempio di quella civile convivenza fondata sulla commistione di molte diversità. Poi lentamente il gruppo si sfalda e genitori e figli si avviano verso casa, e non pochi bimbi o bimbe hanno tra le mani la striscia di focaccia genovese. Questa è da sempre la scuola Daneo di Salita San Francesco e questo rappresentava quello striscione appeso al cancello: gli "stranieri" sono altrove, non in quelle aule.
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