Nelle settimane scorse RaiStoria ha trasmesso una famosa inchiesta a puntate del regista Luigi Comencini I bambini ci guardano. Una puntata era dedicata a Torino negli anni della grande migrazione del sud. In particolare in una classe delle medie era significativo quel che diceva la docente "costretta" (dal suo punto di vista) a insegnare in una classe nella quale si mescolavano i bambini torinesi con i piccoli calabresi, pugliesi, siciliani, anche veneti, "arrivati qui quasi analfabeti" (parole della prof). Forse quella prof. intervistata da Comencini aveva dimenticato quella pagina del libro Cuore in cui Edmondo De Amicis raccontava l'arrivo del piccolo immigrato calabrese nella classe della terza elementare di Torino tra bambini di ogni regione d'Italia ricordando che proprio alla Scuola si assegnava il mandato di costruire integrazione. Retorica? forse. Propaganda? forse. Ma la Scuola è il vero "ponte" per costruire comunità tra le diversità culturali, sociali, religiose. Per costruire ponti sono necessari progetti solidi, architetti eccellenti e grandi, grandissimi investimenti nel lungo periodo. Soprattutto una vera visione di futuro.
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