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Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

08 maggio 2020

Joyce

Senti, sia come sia, ti confesso
che non m’interesso molto al successo
ma appassionatamente al succede
e al succederà.
Il successo è un paracarro
una pietra miliare
che segna il cammino già fatto.
Ma quanto più bello il cammino ancora da fare
la strada da percorrere, il ponte
da traversare
verso l’imprevedibile orizzonte
e la sorpresa del domani
che hai costruito anche tu
…
Joyce Lussu

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06 maggio 2020

La Storia

"La gente pensa che la storia abbia il respiro lungo, ma la storia, in realtà, ti si para davanti all'improvviso."
Philip Roth

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02 maggio 2020

"Dell'insegnare", 1842 (ma per la nostra contemporaneità)



"Devo ringraziare le persone compiacenti che raccolgono le mie lezioni, ma nel contempo devo pregarle di non dare a questo alcuna pubblicità. parlo con fiducia a voi, a voi soli, e non alla gente di fuori. Non vi confido solamente la mia scienza, ma il mio pensiero intimo sul tema più vitale. appunto perché è molto numeroso, molto completo (per età, sesso, province, nazioni,..), in questo uditorio sento l’umanità, l’uomo, cioè me stesso. da me a voi, da uomo a uomo, tutto può dirsi. Sembra che uno solo parli, qui: errore, anche voi parlate. Io agisco e voi reagite, io insegno e voi m’insegnate. le vostre obiezioni, le vostre approvazioni sono per me molto sensibili […] L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme. La stenografia più completa, più esatta, riprodurrà il dialogo? no, riprodurrà solamente ciò che ho detto e non anche ciò che non ho detto: io parlo anche con lo sguardo e il gesto. La mia presenza e la mia persona sono una parte considerevole del mio insegnamento. La migliore stenografia parrà ridicola perché riprodurrà le lungaggini, le ripetizioni utilissime qui, le risposte che di sovente alle obiezioni che vedo nei vostri occhi, gli ampliamenti che do su un punto, in cui l’approvazione di tale o tal’altra persona mi indica che vorrebbe fermarmi. Occorre lasciare volare queste parole alate. Che si perdano, alla buon’ora! che si cancellino dalla vostra memoria, se ne resta lo spirito, va bene. sta qui ciò che di toccante e di sacro c’è nell’insegnamento. che sia un sacrificio, che non ne resti niente di materiale, ma che tutti ne escano forti, abbastanza forti per dimenticare questo debole punto di partenza. quanto a me, se temessi che le mie parole rischiassero di gelare nell’aria e di essere riprodotte così, isolate da colui per il quale avete una qualche benevolenza, non oserei più parlare. Vi insegnerei qualche tavola cronologica, qualche secca e triviale formula, ma mi guarderei dall’apportare qui, come faccio, me stesso, la mia vita, il mio pensiero più intimo".
Jules Michelet

*Jules Michelet, Collège de France, 29.12.1842

01 maggio 2020

Festa del Primo Maggio

 "Mio padre si metteva il vestito da sposo, mia madre mi metteva quello della prima comunione e mi mandava con lui, con lui e i suoi compagni lavoratori a sfilare per la città. La città era in festa, era appena passata la sfilata del 25 Aprile, sui fili del tranvai c'erano milioni di bandierine tricolori. È l'Italia che saluta il lavoro, mi diceva mio padre. Dai marciapiedi c'erano qua è là ragazze che lanciavano garofani rossi. Sono le fidanzate dei lavoratori, mi diceva mio padre. E sfilavano quegli uomini che sembravano tutti dei gran signori, sembravano tutti dei re. E io tra loro mi sentivo un principe, il principe legittimo erede di un gran lavoratore. In testa al corteo un camioncino con degli altoparlanti grandi come le trombe del Giudizio annunciava al mondo intero che stavano passando uomini che sarebbero morti se non avessero potuto vivere del loro lavoro. C'è stato un tempo che il Primo Maggio era una festa. Mia madre ci aspettava con due borse di fave e un cartoccio di pecorino, mio padre passava a prendere una bottiglia di vino e ce ne andavamo nei prati in collina. Eravamo tutti là, le famiglie dei lavoratori, a passare il pomeriggio a sgranare fave e inzupparle nel sale. Primo maggio, fave e formaggio. Fave tenere e odorose, verdi lucenti come smeraldi. Nel caso non ve ne fregasse più niente del lavoro, ricordatevi almeno delle fave, che sono buone anche solo con due grani di sale".

Maurizio Maggiani

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30 aprile 2020

La vita

"Come è intelligente, com'è squisitamente maliziosa ed essenzialmente
buona, la vita!".
Vladimir Nabokov


*V. Nabokov, Il dono,

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29 aprile 2020

Preghiera laica

Dobbiamo liberarci

dalla corsa folle che ci ha intrappolati e dal credere che il tempo
sia solamente denaro; dalla bramosia del superfluo;
dalla tirannia delle cose, che ci allontana dall’Uomo;
dall’illusione che il possesso sia sufficiente a renderci felici

dall’indifferenza verso l’albero, il fiore e la lucertola; dall’idea
che la terra madre sia una vacca da mungere fino allo sfinimento;
dalla manipolazione della natura e dall’illusione che il genio,
una volta disturbato, possa restare nella lampada

dall’inflazione indecente dell’Io, dal dimenticare che esiste
anche il Noi, e che senza comunità non c’è società né nazione;
dalla tentazione di svendere la nostra libertà pur di avere un’illusione
di sicurezza; dall’istinto bestiale di fare giustizia da sé

dalla tentazione di essere sudditi e piegare la schiena;
dalla rassegnazione che impedisce la lotta; dalla paura di una nuova
immaginazione del possibile; dal concepire la fine del mondo piuttosto
che la fine dell’economia del consumo e del saccheggio

dalla Bestia che ci spinge contro il diverso; dalla paura di rispondere
ai violenti con parole dure; dal gridare “assassini" ai medici
per poi esaltarli come eroi dall’abuso della parola "guerra"
che ci fa credere che il male sia cosa che riguarda solo gli altri

dalla tentazione di credere che da soli è meglio e che l’Europa
sia un peso, non uno scudo benedetto; dal disamore per la nostra patria
e dalla fuga in paradisi artificiali; dallo scaricare il nostro disastro
di nuovo sulle spalle delle donne

dalla bestemmia di scomodare Iddio per assolvere e santificare ruberie;
dalla tentazione di usare la Croce contra i poveri cristi;
dal credere di non essere tutti sulla stessa barca e dalla presunzione
di non poter mai diventare poveri emigranti

dal tacere la morte, vissuta come indecenza; dallo spregio per le mani
ruvide e il sudore della fronte; dallo snobbare chi in silenzio
garantisce il nostro nutrimento; dalla mancanza di rispetto
verso il pubblico ufficiale, dal maestro allo spazzino

dalla sottomissione al virtuale che occulta la vita e ruba
la gioia del ritrovarsi; dall’impazienza, nemica dell’ascolto e della tolleranza;
dal frastuono che stordisce gli uomini e uccide il silenzio,
che è il padre dell’armonia e della Creazione

dalla rinuncia a dedicare tempo ai nostri figli e a crescerli
con l’esempio, le regole di vita e la buona narrazione;
dall’emarginazione dei vecchi, portatori di memoria; dallo scandaloso
sfruttamento dei giovani e dal disprezzo per chi li educa

dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti, la cui accettazione
è invece saggezza; dal sottovalutare i piccoli gesti,
che fanno la differenza; dal credere che la felicità sia solo un diritto,
quando il sorriso è un nostro dovere verso il mondo

Paolo Rumiz, 25.4.2020  "Robinson di Repubblica" 

27 aprile 2020

Dal no al forse

"Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco «no» che sembrava irrevocabile si muta in «forse» -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue."
Nina Berberova

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26 aprile 2020

L'eredità della Resistenza

"Voglio ricordarvi queste cose perché è chiaro che l'eredità della Resistenza è un'eredità importante, un'eredità fatta di cose fatte e di cose non fatte. […] e...sorto i giovani a non indulgere a una visione delle Resistenza mitizzata, come un ideale schema in cui tutto andava bene, tranquillamente, in cui l'unità era l'impossibile premessa e non invece il risultato di una lotta interna spesso aspra. Allo stesso tempo non pensino che la Resistenza potesse risolvere tutto. Poteva risolvere alcuni problemi; alcuni li ha risolti e altri non li ha risolti, e l'unico legato che possiamo dare ai giovani, concludendo questo ventennio, è quello di fare meglio di noi, di risolvere meglio di noi, non i problemi nostri, ma i problemi che si porranno ad essi."
 Riccardo Lombardi

*Riccardo Lombardi, primo Prefetto di Milano liberata.

25 aprile 2020

25 Aprile

Se vai a comprare i giornali e l'edicolante ti accoglie con uno squillante Buon 25 Aprile, se poi alzi lo sguardo e vedi questo poggiolo, non hai dubbi che anche in questo strano 2020, sappiamo che il giorno della vera Liberazione vive nella nostra Memoria.



E' stata una  festa della Liberazione straordinaria, molto più partecipata e spontanea, con testimonianze, documenti, fotografie, interviste, video, alle volte particolarmente commoventi, interviste, canti, e quelle gioiose versioni di Bella Ciao, risuonata per la giornata intera sul Web.

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21 aprile 2020

La Liberazione plurale

"Il male stava nel passato, nei fascisti e nei nazisti che si ostinavano a perpetuarlo; il bene stava nel futuro che tutti insieme, per una volta compiutamente italiani, si voleva costruire."  G. De Luna, La Resistenza perfetta, Feltrinelli, Milano, 2015, p. 13.

La Resistenza è stata plurale ed intergenerazionale, gli antifascisti del ventennio accanto a coloro che aderivano ai partiti che si erano ricostituiti a partire dal marzo 1943, comunisti e cattolici, socialisti e azionisti, monarchici e repubblicani, tutti uniti dallo stesso obiettivo, sindacalisti, operai e imprenditori, credenti di ogni religione e atei, militari e civili, uomini e donne, adolescenti di ogni classe sociale, persone tradite da un regime al quale avevano consegnato consenso e catapultate in una guerra atroce. Persone che nei giorni della Liberazione confluirono nelle piazze di ogni città per lo stesso motivo, a festeggiare insieme una 'immensa felicità', come ha ben evidenziato lo storico Giovanni De Luna.
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Copyright

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