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Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

20 settembre 2020

I grigi

 

1924-2020

"Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace, subisce, o anche applaude ma aspetta che passi. Si avvezza a credere che passerà, che stia passando. Bisogna che abbia l'acqua alla gola per ammettere l'irreparabile. Cosí accadono le enormità."


Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino, 2005, p. 43.

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16 settembre 2020

La cattiveria



"La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non
 hanno ancora capito che non vivremo in eterno"
Alda Merini

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14 settembre 2020

Primo giorno di scuola

 "Pensa la mattina quando esci, che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi per tre ore in una stanza a studiare. Ma che! Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell'ora vanno a scuola in tutti i paesi; vedili con l’immaginazione, che vanno, vanno, per i vicoli dei villaggi queti, per le strade delle città rumorose, lungo le rive dei mari e dei laghi, dove sotto un sole ardente, dove tra le nebbie, in barca nei paesi intersecati da canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sopra le nevi, per valli e per colline, a traverso a boschi e a torrenti, su per sentieri solitari delle montagne, soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuole della Russia quasi perdute fra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia ombreggiate dalle palme, millioni e millioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose; immagina questo vastissimo formicolío di ragazzi di cento popoli, questo movimento immenso di cui fai parte, e pensa: – Se questo movimento cessasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. – Coraggio dunque, piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri son le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana" 

Edmondo De Amicis, “Cuore”.

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09 settembre 2020

Cherùt

 Per ricordare Amos Luzzatto (1928-2020)

"Il valore della Libertà il rispetto della Legge"
Credo di interpretare i sentimenti di tutti gli ebrei italiani facendo giungere il mio augurio personale e quello della Comunità che rappresento pro tempore a tutti gli italiani, a tutti i nostri concittadini che condividono con noi ansie e preoccupazioni ma anche intenzioni e speranze. La Pasqua cristiana, che giunge quest'anno a conclusione degli otto giorni delle festività pasquali ebraiche, ci spinge a fare alcune brevi considerazioni. Esse sono centrate su due parole chiave ebraiche: la prima è la parola cherùt, che vuol dire “libertà”. È certo che la festività ebraica commemora ed esalta la liberazione di un popolo intero dal giogo della schiavitù. Non si tratta certamente di un evento secondario nella storia dell'umanità, se ancora ai nostri giorni esso si rivela a tal punto attuale da essere in grado di mobilitare le coscienze e di indurre a sacrifici tutti coloro che vogliono ottenere la libertà quando viene loro negata e difenderla ardentemente quando viene minacciata. Ma la tradizione ebraica non fa della libertà, di qualunque forma di libertà, un valore assoluto. La liberazione dall'Egitto è seguita immediatamente (si potrebbe anche dire che essa ha lo scopo preciso) dalla tappa del Monte Sinai, che rappresenta l'accettazione della legge, di una disciplina, la sottomissione a determinati vincoli, a obblighi sia positivi che negativi. Non vi è contraddizione in tutto questo? La libertà non parrebbe in contrasto con il concetto stesso di vincoli? Non si tratta forse di una libertà che nega se stessa nel momento stesso in cui si afferma? Anche questa domanda pare essere di scottante attualità, tanto da farsi spesso, più che un problema di storia, un frammento di cronaca dei nostri tempi. I Maestri ebrei dell'antichità citavano il versetto del libro del Levitico (32, 16) che suonava: “E lo scritto era scritto di Dio, inciso sulle Tavole”. Si parla evidentemente delle Tavole della Legge e dei Dieci Comandamenti, pilastro e avvio di una legislazione nella quale i “vincoli” non mancano davvero. Ma la parola “inciso” suona in ebraico charùt, termine che si distingue per una sola vocale da cherùt, che abbiamo già detto significare “libertà”. E in una lingua dalla scrittura solo consonantica come quella ebraica, le due vocali possono essere facilmente interscambiate. “Non si deve leggere -dicono pertanto i Maestri - inciso sulle Tavole, bensì “la libertà è sulle Tavole”. In altre parole: è proprio la legge quella che dà la libertà. A pensarci bene, sembra una banalità: una società è libera se tutti i suoi membri godono della stessa libertà; e a garanzia di questi “tutti” c'è, appunto, la legge (che vale, egualmente per tutti). Ma è tanto poco banale che ne discutiamo ancora, dopo millenni. La seconda parola chiave ci spiegherà meglio il concetto. Essa è ger, che significa approssimativamente “un forestiero che risiede per un tempo più o meno lungo nel territorio, che non possiede terre ma che vive del proprio lavoro”. In tutta la Bibbia, ger rappresenta (come le vedove e gli orfani cui è parificato) una categoria debole, che sarebbe alla mercé dei più forti, dei “liberi” cittadini, che dovrebbe subire umiliazioni e discriminazioni se non intervenisse la Legge per proteggerlo, vista la sua inferiorità obiettiva. “Il ger sia per voi come uno dei vostri cittadini. Tu lo amerai come te stesso, poiché anche voi siete stati gerim in Terra d'Egitto” (Levitico 19, 34). Troppe volte la libertà non è stata intesa come libertà per sé e per il proprio prossimo. Troppe volte è stata trattata come se fosse un bene da acquisire per colui che dispone dei mezzi per farlo. Allora la libertà si trasforma nel diritto di esercitare il potere; e in questo caso è sempre il diritto dei pochi nei confronti dei molti. Viviamo dunque questa ricorrenza festiva con serena consapevolezza. Dai tempi più antichi, essa ci ricorda che cosa sia o debba essere una società umana matura; una società che difende la libertà nel rispetto e nel sostegno dei più deboli. E che accetta e riconosce dei doveri, che spetta alla legge sancire, delle regole che il nostro senso morale c'impone di accettare.
Amos Luzzatto

*Il valore della Libertà il rispetto della Legge, La Repubblica, 15.4.2001.
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22 agosto 2020

Le regole



“La buona educazione consiste non soltanto nel comportarsi bene, ma anche nel fare in modo che gli altri si comportino bene. Rispettare le regole, ma farle anche rispettare. Si sa che questo secondo aspetto è poco popolare da noi ("Ma di cosa ti impicci?", "Lascia perdere", "Vivi e lascia vivere" ecc.). Questo modo di agire, o meglio di non reagire, ha creato in un certo senso un'assuefazione ai piccoli (ma poi anche ai grandi) abusi.
Piero Angela

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16 agosto 2020

In direzione ostinata e contraria

"Sono nato a Praga il 12 maggio 1947, in un quartiere residenziale sulle rive della Moldava. Mio padre Karel era un primario dell’ospedale di Praga, mia madre Kvetuscia Vycpalek era una casalinga.
A 20 anni mio padre mi suggerì di lasciare il paese, a causa dell'insurrezione politica, la cosiddetta "Primavera di Praga".
Così mi trasferì a casa di mio zio Cestmir in Sicilia, nell'estate del 1968 insieme a mia sorella Jarmila.
Da quel momento l'Italia diventò la mia casa, qui ho conosciuto mia moglie Chiara, con lei ho avuto due figli, Karel ed Andrea.
Non vedo altri modi di divertirmi se non col calcio. Al cinema non vado più da quando hanno vietato di fumare, in panchina senza una sigaretta resisto per due ore e mi diverto ancora quando alla mia squadra riesce qualche azione, qualche bella giocata.
Pagai cara quella dichiarazione: "Il calcio deve uscire dalle farmacie" e "il sistema non ci voleva”. Da lì la mia carriera prese una direzione diversa. Potevo allenare il Milan, l’Inter o il Real Madrid, però per me non è mai stato importante dove allenare: Licata, Foggia o Pescara, nella mia idea di calcio hanno lo stesso valore del Real o del Barcellona.
Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole.
Oggi il calcio è cambiato. Per i giocatori il calcio è diventato un lavoro e non più passione. Grazie alle nuove tecnologie sono più "acculturati", ma telefonini e internet li rendono più distratti, anche in campo. Non hanno più la voglia di divertirsi e di allenarsi per migliorare.
Ecco perché non voglio più allenare a certi livelli. L'amore per il calcio però resta uguale, senza non sto bene. Fosse per me arriverei a morire in tuta, a novant’anni, all’aria aperta, a insegnare pallone a qualche ragazzo che avesse ancora voglia di starmi a sentire.
Nella mia carriera non ho vinto niente, ma non ricordo altri che hanno conquistato titoli allenando Foggia, Licata o Pescara. Di sicuro con me i presidenti, anche di Lazio e Roma, non hanno mai perso soldi. Anzi, siccome il calcio è diventato un business con me hanno pure guadagnato parecchio. Sono stati tanti i giovani che ho lanciato. Sono rimasto un allenatore a cui piace ancora correggere il giovane che inizia a fare calcio. Il successo più grande per me è sempre stato veder crescere bene un giovane".
Zdenek Zeman

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08 agosto 2020

Diritti/Doveri

"La nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo cui esso corrisponde; l’adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. L’obbligo è efficace allorché viene riconosciuto. L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto.
Non ha senso dire che gli uomini abbiano dei diritti e dei doveri a quelli corrispondenti. Queste parole esprimono solo differenti punti di vista. La loro relazione è quella da oggetto a soggetto. Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell'universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi.
La nozione di diritto, essendo di ordine oggettivo, non è separabile da quelle di esistenza e di realtà. Essa appare quando l’obbligo entra nel campo dei fatti; di conseguenza essa comprende sempre, in una certa misura, la considerazione degli stati di fatto e delle situazioni particolari. I diritti appaiono sempre legati a date condizioni. Solo l’obbligo può essere incondizionato. Esso si pone in un campo che è al di sopra di ogni condizione, perché è al di sopra di questo mondo"
Simone Weil
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06 agosto 2020

Propaganda

 "Non intingete la penna negli inchiostri della povertà."

Fabrizio De André

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05 agosto 2020

Ma tu invidioso

Ma tu invidioso
invece di invidiare
affonda il tuo rancore,
alleati coi coralli
coi rami degli alberi.
Chiedi una gioia anche per te
piuttosto che impedirla ad altri.
Non stremarti ad aspettare
disgrazie più grandi delle tue.
Ora è il tempo di chi dona,
il dolore ha dato il massimo,
ora è profondo solamente
chi ammira, ringrazia, perdona.

Franco Armino


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03 agosto 2020

Memoria

"I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza''.
Piero Calamandrei
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