- Scorrendo questo blog acconsenti all'uso dei cookie presenti. -


Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

25 aprile 2009

25 Aprile. Festa della Liberazione

"Il 25 aprile 1945. L'abbiamo ricordato quel giorno, come quello della Liberazione ed è giusto. Ma era per tutti, indistintamente, il giorno della pace. [...] Adesso si poteva ricominciare, quello che facevi poteva durare, poteva finalmente servire. [...] Gli italiani erano contenti che il fascismo fosse finito anche perché era il fascismo, ma soprattutto infine erano arrivati ad identificarlo con la guerra"
Vittorio Foa, Questo Novecento, pp.189-190.
***
"Oggi c'é bisogno più che mai di questa asciutta laicità, proprio perché il fallimento delle grandi utopie politiche di redimere il mondo induce a una stante rassegnazione, a concepire la politica quale mera gestione dell' esistente e a rinunciare ai valori perché non si riesce a vederli nella prosa della realtà; sembra quasi che l'uomo nuovo, vagheggiato dalle speranze messianiche, debba nascere dalla trasformazione tecnologica. La Resistenza può oggi insegnare a resistere a questa rassegnazione, a questo cinismo; l'uomo nuovo non nasce, una volta per tutte, da cataclismi epocali, ma dal disincantato e appassionato buon combattimento d'ogni giorno."
Claudio Magris

_____


24 aprile 2009

Promemoria per il 25 Aprile


“Per il soldato la prigionia può essere anche un rifugio, per noi è la morte, e che morte! La morte di quel partigiano a cui i tedeschi strapparono le unghie prima di farlo fucilare”.
Emanuele Artom


*E. Artom, Diari di un partigiano ebreo”, a cura di G. Swartz, Bollati Boringhieri, Torino, 2008.

___

12 aprile 2009

Diagnosi -1869

[...] "E mentre tutto si aspetta e si vuole dal governo, non si fa nulla per sovvenirlo, anzi si fa tutto per contrastargli. Non è smesso ancora in Italia il mal vezzo di considerare il governo come il natural nemico di ogni cittadino, e di comportarsi a seconda di questa malaugurata opinione. Incredibili sono le astuzie, i sotterfugi, le gherminelle, gl'inganni, le frodi che si fanno per non pagare le imposte, o pagar meno di quel che si deve: e costoro s'infischiano di quel savio proverbio: Chi vuol ingannare il comune, paghi le gabelle; e vuol dire che comportandosi onestamente non si paga il frodo ch'è sempre più caro. Il compratore e il venditore, l'inquilino e il possidente, si danno l'intesa per far figurare minore del vero il contratto di compera o di pigione: il contrabbando è un onesto mestiere, si copre, si difende, si aiuta, e chi mettesse il governo sulle orme di chi ne macchina la rovina, sarebbe tacciato di spia e peggio; il ladro, l'assassino, il pugnalatore a tradimento, corrono sicuri in mezzo alla folla che si apre sui loro passi e si restringe tosto a proteggerne contro la forza pubblica lo scampo: la fuga dei cassieri non desta ormai più che un sorriso: e uomini onesti, uomini ragionevoli, uomini che si farebbero scrupolo d'accusar la loro cuoca del furto di cinquanta centesimi, vanno sbraitando che questo o quel ministro ha rubato milioni. Queste cose in Italia hanno stampato con le parole più o meno coperte, talora scopertissime, i giornali, queste cose ripete in tutta coscienza a tavola, al focolare, il padre di famiglia alla moglie e ai figliuoli; quest'opinione è ormai posta nel novero delle verità dimostrate, non ostante che sia certo a chi volle scrutar più addentro la vita dei ministri e chiarirsi della loro reale fortuna, che le presenti ricchezze sono una disonesta invenzione di calunniatori. [....]"
Michele Lessona
* La citazione è tratta dal volume di Michele Lessona, Volere e potere, pubblicato nel 1869.
___

10 aprile 2009

Per il 25 Aprile

Il 25 Aprile è il giorno in cui ci è stata riconsegnata la nostra Libertà nella dignità.


"Aderisci all'iniziativa denominata "Una firma per la democrazia, un fiore per la libertà" che si propone una raccolta di firme per contrastare il Progetto di Legge n. 1360 che istituisce l'Ordine del Tricolore e di fatto intende equiparare tutti i combattenti della Seconda Guerra Mondiale, parificando chi ha combattuto per la libertà e la democrazia e chi ha servito il regime nazifascista Chi volesse aderire firmando on line può farlo attraverso il sito http://www.no1360.it/ , che è stato appositamente creato."



___

08 aprile 2009

Invenzioni stupende

"Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s'immaginò di trovar modo di comunicare i suoi piú reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta."

Galileo Galilei, 1632

03 aprile 2009

Il disordine del mondo

"Apriamo gli occhi al mattino trovando al fondo dei nostri risvegli tutto il disordine del mondo ridotto alla miserabile scala di un'inquietudine privata"
Paul Nizan

01 aprile 2009

Edificare insieme

"[...] Siamo stati educati a seguire modelli culturali preesistenti piuttosto che a edificare insieme un nuovo mondo grazie alle fecondità delle nostre differenze. Ora, questo è il lavoro che spetta a noi di compiere oggi. Un tale lavoro esige da noi di essere più autonomi e creativi di quanto siamo.
Infatti, abbiamo ancora da superare la dipendenza da quelli che crediamo conoscano meglio di noi quali siano il nostro bene o il nostro male. Adulti, restiamo anche bambini a causa di una simile aspettativa riposta in quelli che sostituiscono l´autorità parentale. Fidarci del loro parere e della loro parola senza rimanere all´ascolto delle nostre percezioni e della nostra esperienza, ci rende fragili e recettivi alla paura, di cui, per altro, certi usano per stabilire un loro potere. Ci fanno credere che se non rispettiamo i loro consigli, rischiamo di danneggiare il nostro corpo, il nostro statuto sociale, perfino la nostra anima.
Sfortunatamente non ci svelano che cosa perdiamo fidandoci della loro autorità senza essere fedeli al nostro proprio sentire. Una condizione necessaria per costruire una vita adulta autonoma.
Essere fedeli alla nostra singolarità e incaricarci di farla fiorire deve accompagnarsi con il rispetto della singolarità dell´altro e l´aiuto portato al suo proprio compimento. Questo ci richiede di crescere come adulti autonomi capaci di proseguire il proprio cammino senza rinunciare a esso per qualsiasi paura. Esige anche di sviluppare le relazioni con l´altro, gli altri, non solo in quanto figli di una stessa particolare famiglia - naturale, culturale, politica, nazionale, eccetera - i figli che sono radunati in nome di una specifica appartenenza, e che formano un tutto che, almeno in parte, si richiude a partire dall´esclusione dell´altro in quanto differente. Figli che sono più o meno in competizione per essere il capo, il primo, il più bravo, il più competente, il più amato eccetera. Abbiamo piuttosto da crescere fino a raggiungere una maturità che ci consenta di comporre una famiglia umana di fratelli e di sorelle di cui le differenze si intrecciano e si fecondano in nome di un´appartenenza naturale universale e della libera volontà di ciascuno e di ciascuna di costruire insieme un mondo che corrisponda all´epoca in cui viviamo e abbiamo da convivere nella dignità, nella pace e, per quanto difficile questo talvolta sia, nella felicità."
Luce Iragaray
"La Repubblica", 1° aprile 2009

28 marzo 2009

Diagnosi - 2008

«Abbiamo i talenti, ma ci mancano l’organizzazione e la trasparenza, così non riusciamo neanche a riconoscerli. Non selezioniamo gli interventi pubblici, non sosteniamo le cose veramente importanti, sprechiamo risorse e siamo soffocati da una televisione che trascura troppo la cultura. Così rischiamo di diventare un enorme museo all’aperto, ricco di tesori culturali unici al mondo e prosciugato nelle sue risorse umane».
Claudio Abbado, 2008

09 marzo 2009

"Beati i Paesi con tanti musei"

"I musei sono necessari ai Paesi quanto le scuole e gli ospedali. Educano, a volte, più delle aule e, soprattutto, in un modo più sottile, privato e duraturo rispetto a quello che ci viene offerto dai maestri. E anch’essi curano non i corpi, ma le menti dalle nebbie dell’ignoranza, del pregiudizio, delle superstizione e da tutte le malattie che impediscono agli esseri umani di comunicare tra loro e li esasperano e li spingono a uccidersi. I musei sostituiscono la visione piccina, provinciale, meschina, unilaterale, campanilistica della vita e delle cose con una visione ampia, generosa, plurale. Affinano la sensibilità, stimolano l’immaginazione, educano i sentimenti e risvegliano nelle persone uno spirito critico e autocritico. Il progresso non vuol dire solo molte scuole, molti ospedali e molte strade. Vuol dire anche, e forse soprattutto, quel sapere che ci rende capaci di cogliere la differenza tra il bello e il brutto, l’intelligenza e la stupidità, il buono e il cattivo, l’accettabile e l’inaccettabile, che chiamiamo cultura. Nei paesi in cui ci sono molti musei la classe politica è, di solito, più presentabile che nei nostri e, lì, non è così frequente che i governanti dicano o facciano idiozie."
Mario Vargas Llosa
"La Stampa", 8 marzo 2009
____

03 marzo 2009

Il dovere di pensare

Antonio Balletto
Chi sa pensare non può vivere da suddito
“La Repubblica. Il Lavoro”, 19 ottobre 2007

"Chiudevo venerdì scorso così: «C' è, per tutti, un gran dovere di pensare, di pensare bene, di pensare insieme»... e, proprio, da qui riprendo e continuo: il gran dovere di pensare. A questo, tutti siamo chiamati; ognuno, anzitutto, per se stesso, per un po' di rispetto verso se stesso. Lo specchio ci aiuta a essere in ordine nell'aspetto esteriore: qualche specchio dove guardare la nostra mente, la nostra coscienza, dovremmo proprio possederlo o acquistarlo! Chi, poi, ha responsabilità verso altri, dovrà spesso fermarsi sul dovere di pensare. I genitori, anzitutto. Dovere di seminare affetti grandi, grandi ideali. Dovere di nutrire, di insegnare a stare in piedi (a stare umilmente, ma con fierezza, dinanzi alla vita), a camminare; dovere di donare cibo, panni e affetti veri. Poi, viene il dovere dell' istruzione e del comunicare il sapere. Un sapere che sia modo d'umanità, che sia uno strumento per vivere e sopravvivere. E qui, può annidarsi l' imbroglio, l' inganno. I genitori hanno l' obbligo di offrire l' istruzione. Lo stato o altre associazioni e istituzioni si incaricano di collaborare con i genitori, dietro piccolo o grande compenso, in questo dovere così fondamentale ed importante. Collaborare, non sostituirsi! Bisogna insistere e far chiarezza su questo punto. Non possiamo andare avanti con un numero, sempre maggiore, di genitori che demandano, alla responsabilità di maestri, di professori, questo compito, riservandosi, poi, il diritto, in modo anche protervo, di conte - stare ogni osservazione correttiva che, il maestro od il professore, fa al loro pupillo. Bisogna stare qualche momento con i figli. Far usare loro il cervello perché capiscano che, quel pane sulla tavola, è cosa santa e benedetta, che è dono di Qualcuno e frutto di lavoro, di impegno, di sacrificio pieno di affetto per loro. Fare usare il cervello, perché si accorgano che il mondo attorno a loro è abitato, non solo da giochi, macchinine e da quegli aggeggi dei quali non conosco nemmeno il nome, comprati e regalati «doverosamente» da servitorelli al loro servizio, ma che è abitato, soprattutto, da care persone capaci di riempirli di amore e di attenzioni: persone che aspettano uno sguardo buono e, magari, una carezza data senza secondi fini e smancerie. Insegnare ad adoperare il cervello, a distinguere che c' è il bene e c' è il male e che non si può sovrapporli o equipararli. Educare la mente a rendersi conto che è necessario e bello ubbidire ai genitori, senza continui capricci e stupidi piagnistei. Quei genitori che sorridono, beati e beoti, per le più stupide trovate dei loro «genietti incompresi», si ricordino che non fanno altro che diseducarli e renderli incapaci di ragionare correttamente. Parrà, il mio, un discorso molto astratto: se ci si impegna, tuttavia, può diventare concretissimo! Dopo i genitori, i collaboratori hanno un ruolo importante per educare testa e coscienza: questi, tuttavia, devono guardarsi bene dal sostituirsi ai genitori, alla famiglia. La collaborazione esige rispetto delle persone e rispetto dei ruoli; essa assume una funzione centrale che è, appunto, quella di educare al pensare. Vi è un pregiudizio di fondo che induce a persuadersi che il buon pensare si sviluppi di per se: un po' come nasce, cresce e sboccia un fiore di pesco, quando giungono i primi tepori di primavera. Purtroppo non è così: quanti avrebbero potuto imparare a ragionare, a riflettere, a cercare, a dialogare, se solo avessero incontrato una persona amica, che si fosse impegnata a costruire, o ricostruire, il giusto e retto pensare! Anche la mia Chiesa non deve dare, anzitutto, mandati e consegne di cui rispondere al vescovo, ai vescovi, alle varie gerarchie! Anzitutto, deve dedicarsi a stimolare e strutturare un bel pensare; deve dedicarsi a strutturare un cordiale pensare e farlo con gioia, con slancio, magari anche con un po' di trepidazione. Si, perché chi ha imparato a pensare onestamente, non vive da suddito delle varie autorità, ma da libero figlio della verità che sa, anche, ubbidire a tempo e luogo. Andatevi a leggere brani della lettera ai Galati e vedrete, quale può essere, su punti come questi, il messaggio liberatorio del cristianesimo primitivo! Ma quali sono i contenuti di questo pensare bene, pensare in grande? In questa domanda si annidano altri seri equivoci. Non si tratta, anzitutto, di proporre dei contenuti squadrati e precisi. Si tratta, invece, di insegnare ad aprire gli occhi: aprirli bene e guardare la realtà che ci si dona in lungo ed in largo, in alto ed in basso, nelle profondità abissali e nelle arcate dei cieli. Una sera mi trovai in ascensore; vi era una mamma, con un bimbo in braccio. Si spense improvvisamente la luce ed il bimbo esclamò: «mamma, ho visto il buio!». Quante volte, siamo chiamati, in tutti i settori della vita, a fermarci con gli occhi ben aperti dinanzi al buio! Qui, non riesco a trattenermi dal segnare un' annotazione: la mia fede, il mio credere, quanto mi hanno insegnato a pensare in questo modo. E, credetemi, la mia testa è fatta per le luminosità quasi geometriche: so, però, che gli occhi che guardano il buio, arrivano alla luce («per crucem ad lucem»). Così, il pensare forte e robusto, diviene un pensare in grande che intreccia il cielo con la terra, affinchè niente, nemmeno un granello di sabbia, non abbia riconosciuto il suo onore, la sua gloria. Il pensiero fraterno non comporta essere sempre in piazza: spesso, richiede il silenzio della propria stanza chiusa e, solo successivamente, si accresce ed acquista dignità, con la condivisione nell' Agorà. Tale, dovrebbe essere il buon pensare politico, di tutti i politici, in una civiltà aperta e democratica, fuori da tutte le misere conventicole. Ah!... le conventicole...!"

*L'editoriale è ora pubblicato nel volume di Antonio Balletto, Tra i tempi. Un anno di riflessioni settimanali tra l'umano e il divino, Reggio Emilia, Diabasis, 2009, pp. 72-75.
____

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.