In questi mesi non abbiamo mai sentito un imprenditore, un commerciante, un professionista, un preside, un politico, un sindaco lanciare la proposta di fare scuola in ogni modo possibile nei mesi estivi con tutta l'inventiva di cui gli italiani sarebbero capaci? Nessuno, proprio nessuno. L'economia è la priorità, il turismo è la priorità, l'outlet da intasare è la priorità ma non la scuola, non l'istruzione, non la formazione così necessaria per la buona economia, così necessaria per il ben-essere di una società intera. La scuola no. La scuola può aspettare, la scuola è rinviabile e magari potrà proseguire da settembre a distanza. Di fronte a questa "dimenticanza", dovrebbe scattare quel "potere dei senza potere", che è il titolo del magnifico libro di Vaclav Havel, che proprio si dovrebbe far leggere a scuola (anche ai docenti): coinvolgere bambini e adolescenti in una straordinaria esperienza sul campo di educazione civica con la più impensata delle utopie.
Per questo l'estate 2020 richiede a chi
crede nella urgenza della scuola una straordinaria prova di Volontariato per
fare lezione ovunque sia possibile, in ogni modo possibile, con creatività e
passione, per svegliare le coscienze e rendere ben visibile la priorità
dell'istruzione, al di là di ogni altro interesse. Possiamo trasformare questa
emergenza in una straordinaria lezione di etica pubblica. In Italia ci sono tre
mesi, giugno, luglio e agosto, pieni di luce e di sole, pieni di spazi
all'aperto, sale pubbliche e private tutte da occupare per fare scuola a
piccoli gruppi nel rispetto delle regole sulla distanza fisica (non sociale)
con modalità in presenza docenti, bambini e ragazzi. In qualsiasi luogo è
possibile attrezzare un'aula con sedie e tavoli e una lavagna (basta una
lavagna per fare una lezione coinvolgente!). Questa dovrebbe essere la vera
invenzione-rivoluzione: mille, diecimila, centomila “aule” nelle piazze,
nei giardini pubblici, nei parchi, nelle scuole, nei musei, nei teatri, al
mare, in montagna, nelle città, oasi dell'apprendimento dove l'insegnare sia la
grande lezione per la politica che risolve il problema scuola rimuovendolo.
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