*M. Yourcenar, Memorie di Adriano (in Id, Opere. Romanzi e racconti, Classici Bompiani, Milano, 1986, p.404).
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- "Vi è della vita tra le pietre". Liana Millu -
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*M. Yourcenar, Memorie di Adriano (in Id, Opere. Romanzi e racconti, Classici Bompiani, Milano, 1986, p.404).
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"Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l'era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto 'sonoro' potrà parlare per un'ora senza dire niente. Cosa impossibile col latino.
Giovannino Guareschi, 1956."[..] Però nessuno riesce più a credere nel futuro. Anni fa ancora ci si riusciva, la musica del domani suonava alle nostre orecchie inebriante e vera.Ma ad un tratto i secoli futuri ci sono crollati davanti ai piedi. Desiderando noi un mondo migliore, non riusciamo più a contemplarlo proiettato nei secoli. Davanti a noi non ci sono più i secoli, e se anche ci fossero, non abbiamo più nessuna voglia né fantasia di sapere come si configurano. Oggi noi amiamo tutti tenacemente il presente, e ci rendiamo conto di essere strettamente legati con l'amore a un tempo che non dà nessun segno di volerci amare.”
Natalia Ginzburg, giugno 1972.
*in N. Ginzburg, Vita immaginaria, Einaudi, Torino, 2021.
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"Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo. Dove va a finire tutto il nostro orizzonte, tutta la nostra capacità ricettiva quando ci togliamo i calzoni o ce li sfilano di dosso? Oppure quando portiamo il cucchiaio alla bocca. Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro".
"ODISSEO Si tratta sempre di accettare un orizzonte.
E ottenere che cosa ?"
Cesare Pavese
*I dialoghi con Leucò, Einaudi, 1947.
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In questo periodo Radio 3 ha "confezionato" la lettura "Ad alta voce" dei principali romanzi di Cesare Pavese, tutti da ascoltare in religioso silenzio (anche in podcast) per decifrare tutte le sfumature del lessico pavesiano. In particolare sorprende la sicura capacità di penetrare la mentalità delle figure femminili perché Pavese racconta storie di ragazze in bilico tra il modello tradizionale e quella femminilità già impastata di desiderio/bisogno di indipendenza, esplicitata nella ricerca dell'autonomia economica frutto del lavoro al di fuori dalla cerchia familiare (v. La bella estate.Tra donne sole, ecc). L'esperienza della guerra e della Resistenza le ha proiettate nel mondo nuovo dei diritti ed è ragionevole presumere che le figlie di quelle stesse donne saranno protagoniste del femminismo degli anni '60/'70.
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