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Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

01 giugno 2024

Onestà e Onore

"Ahmed è "marocchino", sinonimo frettoloso di extracomunitario. Potrebbe essere cingalese o pakistano, in realtà, ma il nostro sguardo fuggevole non si sofferma su tali "dettagli" e decide che il giovane pizza-express è, appunto, un marocchino. Così il suo nome potrebbe essere Ahmed. Casco in testa, ha appena suonato alla porta e ci ha consegnato il nostro cartone ancora caldo, ha preso il buono pasto con cui abbiamo pagato la pizza, due euro di mancia e via verso il motorino. Passano cinque minuti e alla porta si ripresenta lui. Quello che dice è incomprensibile, fatichiamo a capire che cosa voglia, non tanto per l’italiano stentato quanto per i contenuti. Impossibile, probabilmente vuole dire altro... Invece no, Ahmed è tornato per dirci proprio questo: «I tuoi buoni pasto erano appiccicati, me ne hai dati due anziché uno». Non si sta lamentando. Non esige di più. Non recrimina sul resto. Vuole solo restituire. Insomma, è proprio vero: nessuno si è accorto di avergli dato il doppio, soltanto lui, ma questo gli basta. Sente l’ingiustizia, la riconosce e d’istinto pone rimedio. Rimette in equilibrio il mondo, Ahmed, almeno il suo si chiama chiama onore, padre dell’onestà e figlio della vergogna. Merce rara di questi tempi, in cui il furbo è chiamato intelligente e l’onesto è "strano". A ben pensarci dovrebbe essere la normalità, eppure il gesto di Ahmed ci appare straordinario, tanto più se a venderci questa merce rara, che avevamo quasi dimenticato, è un ragazzo povero e straniero, qualcuno che avrebbe molte attenuanti e tutto il "diritto" di chiudere un occhio su se stesso, intascandosi quei cinque euro in più, per noi una miseria, per lui forse la cena. Nessuno glieli avrebbe chiesti una volta tornato in pizzeria, nessuno mai avrebbe saputo che se li era bevuti al bar o spesi al mercato, perché nessuno ne conosceva l’esistenza. Nessuno se non lui. Che però sapeva di non esserne il proprietario. Che cosa fa scattare l’impulso dell’onestà? Che cosa induce Ahmed, che qui manco è di casa e guadagna un terzo del giusto (in nero), a fare la scelta più difficile? Scopertosi padrone involontario di un gruzzoletto che neppure si è cercato, sapendosi incolpevole, baciato da una sorte che non ha invocato lui, perché dunque scende dal motorino, riprende l’ascensore e suona alla mia porta? L’onestà deriva dal senso dell’onore e quel ragazzo, forse privo di cultura scolastica, lo ha appreso da altre fonti: chissà, la morale dei suoi vecchi, la legge non scritta con cui sua madre lo ha nutrito attaccandolo al seno, l’esempio di un padre povero ma giusto, una famiglia per la quale la vergogna non è dover emigrare e accettare qualsiasi (onesto) mestiere, ma semmai guadagnare senza un merito.E l’onore a sua volta è figlio della vergogna: chi non si vede brutto dopo una cattiva azione, chi non sente un peso sul cuore dopo aver tradito, chi non resta sveglio la notte dopo la calunnia, chi non fatica a tenere alta la testa dopo aver mentito, chi non è roso da quel fastidioso tarlo dopo un agire sbagliato, come può sapere che cosa è onorevole e che cosa disonorevole? In fondo è facile provare tutto questo, se sappiamo che qualcuno ci guarda: nessuno intasca un portafogli trovato per strada se sa di avere cento occhi puntati addosso, chiunque lascia un biglietto sul parabrezza dell’auto ammaccata se intorno ci sono i testimoni. E chiunque restituisce un resto esagerato, se chi ce l’ha dato fa già il gesto di essersene accorto... Onore è farlo in solitudine, onestà è sentirsi giudicati da se stessi. Vergogna è vedersi guardati, ma dai propri occhi, anche nel buio, anche nel deserto o in mezzo al mare, dove non c’è anima viva, ma ci siamo noi, e la nostra coscienza e quel senso di felice appagamento che ci coglie, alle volte, quando, poveretti, sappiamo di aver fatto semplicemente il nostro dovere.
Lucia Bellaspiga, Alle radici dell'onore, Avvenire, 27.8.2011.

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13 maggio 2024

Etica pubblica

"L'autorità proviene non dalla forza, ma dalla coscienza dei valori e dei beni che essa è chiamata a garantire, valori e beni che debbono essere preziosi per tutti, ma supremi per chi questa autorità è chiamato a rappresentare e ad esplicare".

Carlo Milan (9.5.1974)

02 maggio 2024

Paul Auster



"I lutti, gli incidenti, gli incontri, i fiori non colti, i sentieri ignorati decidono per nostro conto."
Paul Auster

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25 aprile 2024

Per il 25 Aprile

 In giorni come questi in cui in tutti gli spazi pubblici si scontrano arroganze e ignoranze, mediocrità e insolenze su fascismo e antifascismo si dovrebbe parare a festa il 25 Aprile per ricordare che la Liberazione segnò il "tempo nuovo" della dignità per tutti. E per averne piena conferma dovremmo leggere con attenzione i lavori dell'Assemblea Costutuente, l'illuminante dibattito di giorni e giorni per definire ogni articolo, ogni parola (anche la punteggiatura) della Nostra Costituzione.

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17 aprile 2024

La Lanterna



Dovremmo insegnare ai bambini (e non solo) a non temere di scavalcare gli orizzonti perchè scrutando bene ogni orizzonte si vede una luce in lontananza che indica il 'porto' d'approdo. Porto d'approdo e di ripartenza verso nuovi orizzonti, nuovi 'porti'. La Lanterna di Genova insegna questo a tutti noi, a chi arriva, a chi parte, a chi ci vive perché qui è nato, a chi vivendo qui ha scelto di 'adottare' Genova e guardare ogni volta l'orizzonte del mare, immaginando e sognando altri orizzonti, altri porti.
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La Costituzione

 Quanto è illuminante ri/leggere con la giusta lentezza i lavori dell'Assemblea Costituente, articolo dopo articolo, parola per parola, punteggiatura compresa.

09 aprile 2024

I poeti del quotidiano



«A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.

Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti».

Miguel de Cervantes
, Don Chisciotte

05 aprile 2024

Mezza cultura

«Nel discorso l'uomo che sa poco e che ha poco meditato impaccia sovente colui che sa assai e pensa molto e bene. Questi avvezzo a pesare le sue parole, non può servirsi di molte armi che l'altro ha sempre alle mani. L'ignorante si serve spessissimo di proposizioni generali le quali sono spesso false, spesso dubbie, spessissimo non facenti al caso; per confutarlo si conviene risalire a una lunga e difficile questione, e appena siete sul principio, egli con un'altra sentenza vi sbalza in un'altra questione. [...] Quindi è che a molti ragionatori aggrada di più la compagnia delle persone del volgo che quella di questi tali, perché quelle errano per lo più soltanto intorno ai casi particolari [...]: dicono insomma spropositi meno estesi».

Alessandro Manzoni

A.Manzoni, "Filosofia e mezza cultura", in A. Manzoni, Opere, III, Scritti non compiuti, poesie giovanili e sparse, lettere pensieri giudizi, Milano, Sansoni, 1950, pp. 641 s.
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02 aprile 2024

Promemoria per il 25 Aprile



"Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l'Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono"
Italo Calvino

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, 1947.

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01 marzo 2024

Il fascino della mescolanza

 È come se ci fosse stato un posto vuoto nell’immaginario del nostro paese e Ghali lo avesse riempito. “Sono un italiano vero”, ha intonato nella serata dei duetti, subito dopo le struggenti strofe arabe della sua Bayna: questa, anche questa, è la verità degli italiani (reali) del 2024. Contro l’ossessione identitaria delle destre, che solleticano retoriche nazionalistiche e da purezza della razza, questo trentenne nato da genitori tunisini, e cresciuto nella periferia di Baggio, saltella tra i confini e dissemina luci colorate, imbastendo il suo personale santuario pop della contaminazione.

A Sanremo Ghali ha materializzato davanti agli occhi degli italiani, a colpi di strass e chiffon, un dato di fatto, semplice eppure potente. L’Italia della mescolanza, ci ha ricordato, è più affascinante di quella dei cuori blindati dalla paura. L’ibridazione è una promessa dall’orizzonte più entusiasmante, un gioco in cui gli esseri umani possono divertirsi di più, creando qualcosa e non solo ripetendo i copioni di ieri. Era impegnato, era politico, ma era soprattutto bellissimo, in un senso che è insieme corporeo e ideale, stilistico e morale".
Jonathan Bazzi


Jonathan Bazzi, Da Baggio apoeta degli ultimi. Ghali ha cambiato il suo destino, "Domani", 1.3.2024, p. 15.
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