"Il suddito ideale di un regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione non esiste più" Hannah Arendt *Le origini del totalitarismo, Einaudi, 1951. |
- "Vi è della vita tra le pietre". Liana Millu -
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"Il suddito ideale di un regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione non esiste più" Hannah Arendt *Le origini del totalitarismo, Einaudi, 1951. |
"[...] Esiste una verità delle parole, e questa è costituita dalle loro stratificazioni semantiche, dai loro sedimenti metaforici, dalle loro potenzialità inespresse. Quando parliamo, che lo vogliamo o no, ci rivolgiamo ai secoli. Ogni nostro gesto linguistico, ogni nostra iniziativa verbale ci colloca in un continuum, in una perennità, che ci lega in una volta a quel che è stato e a quel che pretendiamo che sia. Ce ne accorgiamo? Dovremmo, perché non c’è parola che non ci imponga grandi responsabilità, come qualunque essere vivente. Non conoscere le parole ci porterà a commettere prima o poi gravi torti. Non conoscere le parole è tradire la vita. [...]."
Nicola Gardini
"A parte chiamarlo Ces o Pav ci davamo tutti del lei all’epoca. E non per tenere le distanze, tutt’altro, era un modo per avvicinarci sottolineando il rispetto e la considerazione per l’altro. Adesso ci si dà subito del tu per la ragione opposta: si finge di avvicinarsi per nascondere il poco apprezzamento nei confronti dell’altro."
"La nostra generazione dovrà pentirsi non solo per le parole e le azioni cariche d’odio dei malvagi, ma anche per lo spaventoso silenzio dei buoni."
Che ci faccio qui di Domenico Iannacone si conferma un esemplare modello di tv pubblica. Storie minime di uomini, donne, raccontate come PERSONE. Persone come la minuta Liliana, badante che, dalla Romania, affamata di tutto all'indomani della dittatura, raggiunge l'Italia e qui scopre la compagnia e la bellezza dei libri, scopre Calvino, Pavese, Michelangelo ecc. Anno dopo anno, di famiglia in famiglia riesce a consegnare benessere alle figlie rimaste a casa trovando tutta la sua Dignità di donna migrante nella scrittura, pubblica libri di racconti e storie tra la Romania e l'Italia. Grazie a chi ha scelto di presentare alla tv (pubblica) la storia di Liliana tra silenzi e sguardi, una lezione di Storia europea, di vite migranti e del vivere luminoso la condizione della donna, donna madre e donna figlia che tutto lascia per "qualche mese" e trascorre anni e decenni nella provincia italiana a prendersi cura di bambini o vecchi, scegliendo come sua vera casa una biblioteca tra scaffali e libri stracolmi di "vita".
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