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| Nervi |
Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".
31 gennaio 2012
28 gennaio 2012
Se il confine è rotondo ...
Fiorella Mannoia nel suo ultimo album "Sud" canta insieme a Franky Hi'nrg e Natty Fred il brano Non è un film dedicato a chi scavalca il mondo per raggiungere le coste italiane per costruire il proprio futuro.
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Testo
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
questo sembra un film di quelli terrificanti
dalla Trasilvania non arrivano vampiri ma badanti,
da Santo Domingo non profughi o zombie,
ma ragazze condannate a qualcuno che le trombi
dalle Filippine ... pure dal Bangladesh
dalla Bielorussia solo carne da lap dance
scappano per soddisfare vizi e sfizi nostri
loro son le prede noi siamo i mostri
loro la pietanza noi i commensali
e se loro son gli avanzi noi siam peggio dei maiali
pronti a divorare a sazietà
pronti a lamentarci per la puzza per la ... umanità
che ci occorre, ci soccorre, ci sosttenza
questo non è un film ma vedrai che lo diventa
tu stai attento e tienti pronto che al momento di girare i buoni vincon sempre, scegli da che parte stare.
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare.
Ascolta
Testo
Non è un film quello che scorre intorno che vediamo ogni ogni giorno che giriamo distogliendo lo sguardo.Non è un film e non sono comparse le persone disperse sospese e diverse tra noi e lo sfondo, e il resto del mondo che attraversa il confine ma il confine è rotondo si sposta man mano che muoviamo lo sguardo ci sembra lontano perchè siamo in ritardo, perenne, costante, ne basta un istante, a un passo dal centro è gia troppo distante, a un passo dal mare è gia troppo (battaglia ?), ad un passo da qui era tutta campagna. Oggi tutto è diverso una vita mai vista questo qui non è un film e non sei protagonista, puoi chiamare lo stop ma non sei il regista ti puoi credere al top ma sei in fondo alla lista
Questo non è un film e le nostre belle case non corrono il pericolo di essere invase, non è un armata aliena (mandata?) sulla terra, non sono extraterrestri che ci dichiaran guerra, son solamente uomini che varcano i confini, uomini con donne vecchi con bambini, poveri con poveri che scappan dalla fame gli uni sopra gli altri per intere settimane come in carri bestiame in un viaggio nel deserto rincorrono una via in balia dell'incerto per rimanere liberi costretti a farsi schiavi stipati nelle stive di disastronavi come i nostri avi contro i mostri e i draghi in un viaggio nell'inferno che prenoti e paghi sopravvivi o neghi questo il confine perchè non è un film non c'è lieto fine scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
questo sembra un film di quelli terrificanti
dalla Trasilvania non arrivano vampiri ma badanti,
da Santo Domingo non profughi o zombie,
ma ragazze condannate a qualcuno che le trombi
dalle Filippine ... pure dal Bangladesh
dalla Bielorussia solo carne da lap dance
scappano per soddisfare vizi e sfizi nostri
loro son le prede noi siamo i mostri
loro la pietanza noi i commensali
e se loro son gli avanzi noi siam peggio dei maiali
pronti a divorare a sazietà
pronti a lamentarci per la puzza per la ... umanità
che ci occorre, ci soccorre, ci sosttenza
questo non è un film ma vedrai che lo diventa
tu stai attento e tienti pronto che al momento di girare i buoni vincon sempre, scegli da che parte stare.
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare
scegli da che parte stare, dalla parte di chi spinge, scegli da che parte stare, dalla parte del mare.
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27 gennaio 2012
Giornata della Memoria
L'esodo
[...]Eppure, no!
Non ero un uomo come voi.
Non siete nati sulle strade,
nessuno ha gettato nella fogna i vostri piccoli
come gatti ancora senz'occhi,
non avete errato di città in città
braccati dalle polizie,
non avete conosciuto le catastrofi all'alba,
i carri bestiame
e il singhiozzo amaro dell'umiliazione,
accusati di un delitto che non avete compiuto,
di un assassinio di cui manca ancora il cadavere,
cambiando nome e volto,
per non portar con sé un nome schernito,
un volto che aveva servito a tutti
da oggetto di sputo!
Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
si troverà davanti ai vostri occhi. Non chiede
nulla! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
che un grido, che non si può inserire in un poema
perfetto, avevo il tempo di finirlo?
Ma quando voi calpesterete questo mazzo di ortiche
che sono stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà superata,
ricordate solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno
ho avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente!
Benjamin Fondane
1898 - Auschwitz 1944
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01 gennaio 2012
2012 - Sguardi di futuro ...
31 dicembre 2011
Un giorno davanti alla scuola....
"[....] Da una parte, quindi, l’immigrazione è un avvenimento in fase di continua evoluzione, certo, ma nella sostanza già digerito dal sistema, grazie alle seconde e alle terze generazioni. Da un’altra parte, la storia insegna che ciò che sta avvenendo in Europa in questi anni è sempre avvenuto, riguarda gli italiani direttamente sia quando accolgono sia quando sono accolti. Le migrazioni nelle Americhe, le migrazioni in cerca di lavoro dal Sud tutte cose che ripetiamo come una cantilena, perché le sappiamo. E allora perché le ripetiamo?
Perché accanto a un sistema che è già in atto, e che porterà tra cinquant’anni a una proporzione tra italiani e stranieri (diciamo così) impossibile da dipanare (finalmente), i freni che si vedono sono più violenti, insensati, evidenti. Questo paese non è razzista. Ma all’interno di questo paese, i razzisti sono sempre più feroci, perché sentono che stanno perdendo. L’Italia non è quella che vuole far credere la Lega, e non lo è soprattutto nei luoghi dove la Lega prospera. Ma proprio per questo motivo, cresce la violenza teorica contro l’immigrazione.
Tutto questo ha un fatto di cronaca esemplare. Se ci si ferma davanti a una scuola, all’uscita degli alunni, si vede un paese. Se però si guarda ai fatti di cronaca, il paese è un altro. Ed è quello che, per forza di cose, bisogna ancora usare come fermo immagine esemplare anche se non lo è più, non può esserlo più.[...]"
Francesco Piccolo
* F. Piccolo, Immigrati. Un giorno davanti alla scuola. "L'Unità", 31 dicembre 2011.___
24 dicembre 2011
Natale 2011
"Fuori dalle nostre stanze addobbate per un perpetuo Natale, la piccola fiammiferaia della fiaba di Andersen sta consumando tutti i suoi fiammiferi, esaurendo la riserva di fuoco, di lume, di pazienza. Mi affido ai versi di un poeta di Sarajevo, Izet Sarajlic che così chiude una sua poesia sui traslochi forzati degli uomini: "O il mondo sarà presto popolato esclusivamente da emigrati, o dovrà diventare l'unica patria universale degli uomini."
| Lele Luzzati |
"Fuori dalle nostre stanze addobbate per un perpetuo Natale, la piccola fiammiferaia della fiaba di Andersen sta consumando tutti i suoi fiammiferi, esaurendo la riserva di fuoco, di lume, di pazienza. Mi affido ai versi di un poeta di Sarajevo, Izet Sarajlic che così chiude una sua poesia sui traslochi forzati degli uomini: "O il mondo sarà presto popolato esclusivamente da emigrati, o dovrà diventare l'unica patria universale degli uomini."
Erri De Luca
*estratto da A.Ballerini - A. Benna, Il muro invisibile, Genova, Fratelli Frilli, (Prefazione).
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18 dicembre 2011
Sguardi di futuro
*V. Havel, Investire nei valori umani per riscattare i paesi poveri, "la Repubblica", 28 dic. 2000.
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| Vaclav Havel 1936-2011 |
"Sganciarsi dalla zavorra delle abitudini e delle categorie politiche tradizionali, aprirsi totalmente al mondo dell'esistenza umana e dalla sua analisi soltanto desumere le conclusioni politiche, non solo è politicamente più realistico ma è anche - dal punto di vista della "condizione ideale" - politicamente più ricco di prospettive" (V. Havel, Il potere del senza potere, Milano, 1991, p. 45).
*
"[...] Perché mai nei tempi passati si costruivano edifici così sontuosi, di scarsa utilità secondo gli standard attuali? Una possibile spiegazione è che ci sono stati periodi storici in cui il profitto materiale non rappresentava il valore assoluto, in cui gli uomini erano consapevoli dell'esistenza di misteri inspiegabili ai quali si poteva solo guardare con umile meraviglia per poi forse proiettare questa meraviglia in strutture dalle guglie svettanti in alto. In alto, perché si vedessero da lontano indicando a ciascuno ciò che vale la pena di guardare. In alto, oltre i confini dei secoli, in alto, verso ciò che non riusciamo a vedere, la cui silenziosa esistenza preclude, a noi tutti, qualunque diritto di considerare il mondo una fonte infinita di profitti a breve termine e richiede la solidarietà di tutti coloro che dimorano sotto la sua volta misteriosa. Per iniziare ad affrontare alcuni dei più profondi problemi del mondo dobbiamo anche noi volgere gli occhi in alto, chinando il capo con umiltà".
Vaclav Havel
*V. Havel, Investire nei valori umani per riscattare i paesi poveri, "la Repubblica", 28 dic. 2000.
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12 dicembre 2011
Sacrifici
[...] E oggi, incapaci come siamo stati di comunicare la valenza umanizzante dello sforzo e della rinuncia, ci ritroviamo tutti in una cultura impossibilitata a intravedere un orizzonte di bene comune e di speranza, abbiamo assistito al rarefarsi di persone pronte a dedicare tempo, mezzi, energie, beni per una maggiore umanizzazione, per la crescita di una convivenza pacifica, per l’affermazione di valori e principi degni dell’uomo o, ancor più semplicemente, per preparare un futuro migliore per i propri figli. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, astenersi da una possibilità in vista di un bene più grande che, se è tale, riguarda tutti, concerne la communitas e non il mio interesse personale. Spendere le proprie energie, fino al gesto estremo di sacrificare la vita stessa è possibile e doveroso se con quel sacrificio si ottiene giustizia, pace, libertà: quanti uomini e donne nella storia hanno sacrificato tempo, risorse, affetti per la realizzazione di ideali e per sconfiggere l’ingiustizia a beneficio di tutti.
Ma riscoprire il significato fecondo del sacrificio richiede un discernimento su azioni e comportamenti che da tempo abbiamo rinunciato a esercitare, assumendo senza alcuna criticità quello che il consumo, il mercato e la propaganda ci presentavano come stile di vita «normale». Così non sappiamo più distinguere tra necessario e superfluo, né riusciamo a mettere ordine nel nostro universo mentale e comportamentale tra bisogni, desideri, voglie, sogni e capricci. Si è come smarrita ogni scala di priorità: tutto pare sullo stesso piano, perché tutto attiene in positivo o in negativo al suo impatto sulle nostre sensazioni immediate. Noi abbiamo smarrito il senso della communitas tra contemporanei come di quella che ci lega con responsabilità alle generazioni future: vogliamo leggere, definire, vivere e consumare il nostro orizzonte limitandolo a un «io» narcisistico e prepotente o a un «noi» ristretto e fissato dal nostro vantaggio e non dalla realtà della polis.
Credo che questo smarrimento culturale ed etico abbia profondamente a che fare con l’affievolirsi del «senso» attribuibile ai «sacrifici»: se non ci sono principi condivisi, se non c’è un fine superiore alla momentanea soddisfazione personale, se non si percepisce alcun legame tra generazioni né responsabilità verso il futuro della collettività, sarà ben difficile rinunciare spontaneamente a qualcosa o aderire con convinzione a una rinuncia imposta dalle circostanze avverse. Se manca un orizzonte condiviso, se ogni atteggiamento è eticamente indifferente, se pretendiamo come diritto tutto ciò che è tecnicamente o economicamente possibile, allora ci troveremo impotenti di fronte a ogni avversità, le subiremo come catastrofi ineluttabili e cercheremo di sottrarci ad esse senza gli altri o addirittura contro di loro. Il sacrificio amputato della solidarietà, la rinuncia svuotata della speranza, il prezzo da pagare dissociato dal valore del bene da acquisire diventano insopportabili: nella communitas, infatti, il sacrificio è il debito che io liberamente assumo verso l'altro, altrimenti la communitas stessa cessa di esistere.
Solo un ideale altro e alto, la speranza di contribuire a un mondo migliore di quello che abbiamo conosciuto, la preoccupazione per il benessere di chi verrà dopo di noi, la solidarietà con chi, vicino o lontano da noi, non può accedere a beni essenziali che noi non ci rendiamo nemmeno più conto di possedere può spingerci non solo ad accettare i sacrifici ma ad affrontarli con consapevolezza e convinzione: quanti tra coloro che ci hanno preceduto avrebbero affrontato le difficoltà della vita se non avessero sperato di offrirci una condizione migliore? Perché il risultato del sacrificio non è il poterne fare finalmente a meno, bensì l’affermare con la propria vita quotidiana che un altro mondo è possibile, che l’uomo non è nemico dell’uomo e che vi sono principi di equità, di giustizia, di pace, di solidarietà che vale la pena vivere a qualunque prezzo: in fondo, il valore di ogni nostro desiderio è il prezzo che siamo disposti a pagare per raggiungerlo.[...].
Enzo Bianchi
*E. Bainchi, Sacrifici, segnali d'amore, "La Stampa", 11 dicembre 2011.
10 dicembre 2011
Poesia
Felice inferno
All'albero che torna a fiorire,
al giardino ornato di rose
Iddio accordò la gioia,
perché non sanno.
Ma noi ammalati di troppo sapere,
dotati d'intelligenza insopprimibile,
come può sorgere nel nostro cuore
la gioia del mondo sereno?...
Per me son tornati a fiorire
l'albero e la rosa rossa,
il gioioso mio cuore è piantato
alle porte dell'inferno.
Lea Goldberg
*Lea Goldberg (1911-1970), poetessa israeliana di origine lituana.
cfr. L. Goldberg, Sulla fioritura, Milano, A Oriente, 2011.
All'albero che torna a fiorire,
al giardino ornato di rose
Iddio accordò la gioia,
perché non sanno.
Ma noi ammalati di troppo sapere,
dotati d'intelligenza insopprimibile,
come può sorgere nel nostro cuore
la gioia del mondo sereno?...
Per me son tornati a fiorire
l'albero e la rosa rossa,
il gioioso mio cuore è piantato
alle porte dell'inferno.
Lea Goldberg
*Lea Goldberg (1911-1970), poetessa israeliana di origine lituana.
cfr. L. Goldberg, Sulla fioritura, Milano, A Oriente, 2011.
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04 dicembre 2011
Cristianità
"[...] Occorre anche riflettere su una dinamica storica inedita che da alcuni anni sta aprendo nuovi scenari nella penisola arabica: in quei Paesi in cui è vietata ai cristiani ogni attività missionaria perché ritenuta proselitismo sono ormai presenti più di tre milioni di cristiani giunti con i consistenti flussi migratori legati alle attività economiche e lavorative. Non si può più parlare quindi di sparute minoranze, ma di una presenza viva e operosa. C'è infine un ulteriore elemento che dovrebbe interpellare i cristiani dei Paesi dove si può serenamente professare il proprio credo: per gli avversari della fede cristiana - che sono alcuni estremisti e non l'insieme dei credenti musulmani - non vi è differenza tra siro-cattolici o copti ortodossi, tra protestanti americani o cattolici europei... per loro è chiara l'appartenenza a un'unica comunità religiosa, nella quale spariscono la differenze confessionali. È quanto i cristiani hanno già sperimentato in altre situazioni di oppressione e persecuzione: dai Gulag sovietici ai Lager nazisti, la sofferenza e il martirio subiti in nome di Cristo hanno portato a superare barriere che le rispettive istituzioni ecclesiali e le secolari divergenze teologiche avevano eretto. Quando i cristiani sono ricondotti al «caso serio» della loro fede - il testimoniare fino al dono della vita che si ha una ragione per vivere tanto forte da diventare anche ragione per morire - dimenticano quanto li divide e li contrappone e riscoprono l'essenziale che li unisce: il loro credere nella morte e resurrezione del loro Signore, il giusto che in un mondo ingiusto ha pagato con la vita la sua passione per la fraternità umana.[...]"
Enzo Bianchi
*Enzo Bianchi, Con i perseguitati non contro i persecutori, "La Stampa", 7 novembre 2010
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