- Scorrendo questo blog acconsenti all'uso dei cookie presenti. -


Il titolo di questo blog è ancorato ad un editoriale di Amos Luzzatto pubblicato sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" nel giorno di Pasqua del 2001 sotto il titolo "Il valore della Libertà il rispetto della Legge".

22 gennaio 2011

Tullia Zevi

[...] Mussolini diceva che gli italiani erano un popolo di eroi, di navigatori e di poeti. Quasi tutti i popoli si scelgono degli eroi e li erigono a simbolo della nazione. Io non so se di eroi abbiano veramente bisogno i popoli, le nazioni, ma so che di uomini come Leo Valiani, come Carlo e Nello Rosselli è e sarà sempre molto difficile colmare il vuoto.
E a noi cosa rimane da fare? A noi spetta il compito di onorare la loro memoria e di continuarne l'opera. Per un'Italia che sia di cittadini consapevoli dei loro diritti, ma anche dei loro doveri e ben integrata in un'Europa che non sia solo dei mercati e delle borse, ma che sappia vivere attuando profondamente i principi di giustizia e di libertà".
Tullia Zevi
1919-2011
 
 
____

13 gennaio 2011

Un figlio a tutti i costi

[...] Il desiderio appartiene alla sfera privata e nessuno può intervenire. Nel caso dei figli, però, il privato è anche necessariamente pubblico. O almeno sociale. Non solo perché il desiderio riguarda una terza persona, che ancora non esiste e che, in fondo, non ha chiesto nulla. Ma anche perché i figli, nel momento in cui nascono, non appartengono più solo ai genitori ma cominciano a far parte di una comunità più vasta. Certo, nessuno ha il diritto di giudicare i desideri degli altri. Non esistono dei "buoni desideri" e dei "cattivi desideri". Esattamente come non esistono delle persone che meritano o meno di diventare genitori. Il desiderio di avere un figlio è sempre complesso e ambivalente. Si può voler un figlio per colmare un vuoto, per avere un erede, per riparare qualcosa della propria storia familiare, per proiettarsi nel futuro, per lasciare una traccia in questo mondo… Esattamente come, nel passato, lo si poteva volere perché succedeva, per abitudine, per rispettare le tradizioni… In fondo poco importa. Se si vuole un figlio, è inutile cercare di capire le ragioni precise di questo desiderio. Non esiste un modello perfetto di genitore capace di garantire l´equilibrio e la serenità dei figli. Quando sono piccoli, fragili e sprovvisti di tutto, i bambini hanno bisogno che qualcuno si occupi di loro. Poco importa se esiste o meno un legame biologico tra figli e genitori. Poco importa se i genitori sono eterosessuali o omosessuali. La funzione paterna o materna può essere assunta anche dagli zii, dai nonni, dai cugini. Anche l´età dei genitori, in fondo, è relativa. Ciò che conta è che i genitori si occupino dei figli avendo la consapevolezza che non si tratta solo di "oggetti", di qualcosa che hanno desiderato tanto e che, quando arriva, appartiene loro per sempre. Essere genitori significa permettere ai figli di crescere, di imparare ad "arrangiarsi da soli", di rendersi progressivamente indipendenti. Essere genitori, più che un diritto, è un dovere. Primo fra tutti, il dovere di "adattarsi" a queste creature che sono nate senza averlo chiesto e che devono poter avere la possibilità, crescendo, di prendere le distanze dal modello materno o paterno che hanno conosciuto. Per diventare adulti, autonomi e liberi anche loro di avere dei desideri da soddisfare."
Michela Marzano

*M. Marzano, Il nuovo desiderio di un figlio a tutti i costi, Repubblica 13 gennaio 2011.


____

08 gennaio 2011

La scomparsa della memoria

"Il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio di fine anno, ha fortemente sottolineato come, senza memoria del proprio passato, un Paese— l’Italia— non abbia futuro. Giusto richiamo al senso che devono avere le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, soprattutto per capire «il decisivo avanzamento» e insieme i problemi aperti dal processo di unificazione. Il richiamo alla memoria, al suo valore non solo conoscitivo, ma etico e civile, è fondamentale. Purtroppo, nel panorama attuale, non è solo la memoria storica, diremmo collettiva, che rischia di venir meno: anche la memoria come facoltà individuale di ricordare, di costruire la propria cultura, la propria identità, si è venuta perdendo. Forse da quel ’ 68 di cui non abbiamo ancora finito di scontare le pulsioni irrazionali: cominciò allora la lotta contro la memoria, cancellandola anzitutto— grazie ai pedagogisti di quella generazione — dalla pratica scolastica. Imparare a memoria fu denunciato e abolito come prassi autoritaria e repressiva: oggi, il caso è esemplare, in tutto il percorso delle scuole elementari e medie, non si imparano più a memoria i grandi testi letterari, soprattutto poetici, creando nei processi formativi e nella costruzione del nostro sapere un vuoto che diviene più tardi incolmabile. La polemica contro l’imparare a memoria ha travolto anche tutto quel complesso di conoscenze (bollate come «nozionismo» ) che ci legano alla nostra storia. Dimenticando che sapere è ricordare, si è rinunciato non solo a tutto un patrimonio di riferimenti fondamentali (perché ricordare nomi, eventi, date appare repressivo), ma anche al piacere di recitare e ripercorrere fra sé e sé testi esemplari, quelli che hanno accompagnato la storia dell’umanità e la formazione stessa dell’identità italiana e che sono — o dovrebbero essere — una componente essenziale dell’esperienza culturale e civile di ognuno. Mentre qualcuno pensa di poter sostituire la memoria elettronica alla nostra esperienza interiore, si è perduto anche quello che può costituire non solo una ricchezza di cui nessuno ci può espropriare, ma il rifugio ultimo della nostra vita quotidiana, l’estrema via d’uscita dalle situazioni più disperate. Nessuno oggi sembra capire la forza della memoria, il suo potere liberatorio: quello che fu vissuto da Primo Levi quando— compiendo una pesante corvée nel campo di sterminio ove era prigioniero — trovò ancora la forza di continuare recitando a memoria, a voce alta perché lo ascoltasse e in parte lo capisse il suo compagno Pikolo, il dantesco canto di Ulisse: allora «per un momento ho dimenticato chi sono e dove sono» , cogliendo, scrive, «nell’intuizione di un attimo, forse il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui»."
Tullio Gregory


*T. Gregory, La scomparsa della memoria,  "Corriere della Sera", 5 gennaio 2011.

____

31 dicembre 2010

Ti insegno a leggere i libri

"Quando giunse per Blume il momento di ricevere un istruzione, suo padre la faceva sedere accanto a sè e leggeva con lei. Chayim Nacht era solito dire, lo so figlia mia che non ti lascio in eredità beni e ricchezze, ma ti insegno a leggere i libri: quando un uomo sente il mondo farsi oscuro intorno a lui, legge un libro e vede un altro mondo"..
Shmuel Yosef Agnon



*S. Y. Agnon (1880-1970), scrittore israeliano, nato in Galizia, Premio Nobel per la letteratura 1966.
v. Una storia comune, 2002; La leggenda dello scriba e altri racconti, 2009.
.____

25 dicembre 2010

Siamo fatti anche di stelle

"[...] Se potessi evocare uno tsunami morale, gli chiederei di spazzare dalle nostre viscere il vittimismo e l’egocentrismo, in virtù dei quali ci riteniamo continuamente vittime di ingiustizie e di complotti, come se il mondo non avesse altro da fare che pensare a noi, salvo poi lamentarci proprio di questo: che il mondo non pensa abbastanza a noi. Ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che siamo fatti di fango ma anche di stelle, che siamo cittadini e non sudditi, che la vita dipende in larga misura dalle nostre scelte personali e non da quelle della politica. Che ogni Io fa parte di un Noi e che il Noi non è solo la nostra famiglia, ma le tante comunità a cui decidiamo di aderire. Che se una cosa è pubblica appartiene a tutti, non a nessuno. E che per ogni porta che si chiude c’è sempre una finestra che si sta aprendo da qualche altra parte. A volte basta smettere di piangere e asciugarsi gli occhi per riuscire a vederla."
Massimo Gramellini


*M. Gramellini, Uno tsunami morale per risalire, "La Stampa", 24 dic. 2010.

____

23 dicembre 2010

Le feste

 
Andrea Agostini
   
"Celebriamo le feste. Festeggiamo chi ci ama, le stagioni, le lune. Ciascuno ritroverà la certezza che quaggiù c'è posto per lui. Forse è questo, l'essenziale. La festa crea un ordine solenne in cui ciascuno è confermato, nel proprio ruolo, nel proprio posto rispetto al tutto. E' questo, credo, ciò che manca agli uomini del nostro tempo: la certezza di avere il proprio posto nella festa esuberante e tragica del mondo e della storia. Ancor più dell'uguaglianza, è di questa sicurezza che gli uomini hanno bisogno. Senza, prendono a mettere in dubbio il senso della vita, e vivere nell'immensità senza forma è insopportabile. Perché tutto, nell'assenza di senso, si dissolve. E' il regno della grande noia dell'uomo, è il contrario della festa."
Jeanne Hersch

____

20 dicembre 2010

Presepio




"Per vedere l'epopea del presepio bisogna andare a Napoli. In quei presepi partenopei c'è di tutto: il cane che abbaia, la donna che scopa, l'uomo che attinge l'acqua, il gatto che acchiappa il topo. Tutto tranne Gesù. Gesù non è che non ci sia. Gesù c'è ma è come che non ci fosse, come il nostro cristianesimo. Come la messa di mezzanotte dove vanno (neanche tutti) quelli che a messa non vanno mai ma a mezzanotte sì perché fa tanto Natale e anticipa la festa di Capodanno: laica e profana quella come laico e profano è questo natale festaiolo. Là si brinda con lo spumante e il panettone e qui (Dio mi perdoni il paragone) ci si ciba del corpo e del sangue del Signore, ma sovente anche qui con spirito profano, tanto per fare festa. E per fare qualcosa di nuovo si affonda la vera novità: Cristo Signore."
Adriana Zarri


* “il manifesto” del 23 gennaio 2010 (Rubrica Parabole di Adrana Zarri (1919-2010)
*link ad una antologia delle Parabole di Adriana Zarri nel sito Incontri di fine settimana.

____


19 dicembre 2010

Elogio delle tasse

"Delle tasse dovremmo prima di tutto fare l’elogio, ossia dirne bene. Le tasse sono il prezzo che paghiamo per procurarci strade, giustizia nei tribunali, istruzione, sicurezza ai confini, ordine interno. Il gergo economico li chiama beni pubblici. Ma l’ aggettivo non inganni: il bisogno che essi soddisfano è privato quanto lo sono la fame e il freddo. Pubblico è solo il produttore, e lo è perché quei bisogni, pur prettamente individuali, possiamo soddisfarli solo se ci aiutiamo a vicenda, organizzando una ronda alle frontiere, un tribunale, una scuola, che poi tutti utilizziamo. A tal fine costituiamo una cassa comune e concordiamo come contribuirvi. I beni pubblici hanno due caratteristiche: soddisfano bisogni elementari e nessuno sarebbe in grado di produrli solo per sé. Il bello delle tasse è che esse sono un modo civilissimo ed efficiente di far fronte alle spese comuni. Sono tra le migliori espressioni di una pacifica convivenza tra persone."
Tommaso Padoa Schioppa
 "Corriere della sera", 5 aprile 2004.


"[...] Soprattutto, però, si evade allorché il senso civico, l’impulso a partecipare al benessere comune si infiacchisce; l’evasione fiscale rivela un atteggiamento mentale secondo il quale ciò che appartiene alla collettività non è considerato patrimonio comune bisognoso di cura, ma patrimonio di nessuno, res nullius. E quando supera determinate soglie di diffusione e si associa a un senso di impunità, l’evasione innesca effetti imitativi. Secondo recenti indagini, l’opinione della maggioranza degli italiani sull’evasione sarebbe questa: le imposte non si pagano perché si ritiene che molti non le paghino e che le Amministrazioni pubbliche usino male i fondi ottenuti col prelievo. Ciò che più deve preoccupare è un senso di accettazione, quasi di rassegnazione che l’evasione sia un male cronico dal quale non si può guarire; un atteggiamento pericoloso perché rivela una tolleranza sociale per la violazione delle regole dello Stato e delle norme della convivenza civile. Un atteggiamento verso il quale non si può essere indulgenti. Urge allora ristabilire quella forza di attrazione dello Stato che discende dalla partecipazione del cittadino nella gestione della cosa pubblica e che si differenzia dal potere coercitivo derivante dalla forza di legge. Dobbiamo persuaderci che le tasse sono un modo civilissimo ed efficiente di far fronte alle spese comuni, che sono tra le più alte espressioni di una pacifica convivenza tra persone. Che non le si paghino volentieri è ovvio; ma chi non preferirebbe prendersi gratuitamente anche cibo e vesti nei negozi? E invece le imposte servono per procurarci quei beni che nessuno di noi sarebbe in grado di produrre da solo, neanche quando rispondono a bisogni prettamente individuali: strade, giustizia nei tribunali, sicurezza ai confini, ordine interno, istruzione, cure mediche. Un Governo responsabile ha dunque l’obbligo di agire per ridurre l’evasione e portarla ai livelli minimi fisiologici che osserviamo in altri paesi. Un’Italia a “evasione zero”, dove i tributi sono regolarmente pagati, è possibile, è addirittura a portata di mano. Per realizzarla occorrono un atto di fiducia e una sorta di riconciliazione, forse una sorta di patto, oltre che “tolleranza zero” verso il reato fiscale. Chi evade il fisco deve capire quanto sia profondo – in chi non può o non vuole evadere – il senso dell’ingiustizia subita, addirittura il risentimento. Il cittadino in regola deve a sua volta capire che l’evasione è una mala abitudine spesso praticata senza sensi di colpa da persone per altri versi integerrime, proprio come nelle nostre scuole copiare dal vicino di banco è, purtroppo, pratica tollerata perfino da qualche insegnante. Può essere difficile cogliere il nesso tra costume e moralità personale. Eppure quel nesso lo dobbiamo stabilire, educandoci ad assumere il cattivo costume come parte della nostra coscienza individuale, prendendo esempio dai molti che già lo fanno [...]."
T. Padoa Schioppa
L'Aquila, 21 giugno 2007

Ieri é morto Tommaso Padoa Schioppa e probabilmente l'opinione pubblica lo ricorderà soltanto per la battuta sui "bamboccioni" ma dovremmo onorarlo perché,  per la prima volta, un ministro della Repubblica ha sfidato l'impopolarità con un inedito elogio delle tasse, spiegando con parole limpide  quale ne sia scopo e l'utilità. Una rara lezione di educazione civica, nel paese dove anche chi ha ruoli istituzionali di primo livello giustifica l'evasione fiscale (e pure sollecita comportamenti generalizzati in questo senso).

*link al sito di Tommaso Padoa Shioppa.

Tommaso Padoa Schioppa
1940-2010


____

13 dicembre 2010

Il potere dei senza potere



  "La profonda crisi di identità provocata dalla vita nella menzogna - e che a sua volta rende possibile que­sta vita - ha indubbiamente una sua dimensione morale: si manifesta, tra l'altro, come profonda crisi morale della società. L'uomo che ha scelto la scala consumistica di valori, «disperso» nel marasma della massa e senza un ancoraggio nell'ordine dell'essere, pur avvertendo che la sua responsabilità non si limita solo alla propria so­pravvivenza, è un uomo demoralizzato; su questa sua de­moralizzazione il sistema si fonda, la approfondisce, ne é la proiezione sociale. La vita nella verità, come rivolta dell'uomo contro la situazione che gli è imposta, è invece un tentativo di ricomprendere la propria peculiare responsabilità: è quindi un atto spiccatamente morale. Non solo perché l'uomo lo deve pagare caro, ma soprattutto perché non è funzionale, è possibile, ma non inevitabile, che «frutti degli interessi» sotto forma di miglioramento della si­tuazione. Si tratta, come ho già detto, del «gioco d'az­zardo» ed è difficile immaginare che un uomo accorto vi entri per puro calcolo e che il sacrificio di oggi gli possa essere rimborsato domani, sia pure sotto forma di pubblica riconoscenza. Del resto è normale che i rap­presentanti del potere non riescano a confrontarsi con la «vita nella verità» se non applicandole ancora una volta una motivazione funzionale - desiderio di potere, di gloria, di soldi - e cerchino almeno così di coinvol­gerla nel proprio mondo, cioè quello della generale de­moralizzazione."  Vaclav Havel


*V. Havel, Il potere dei senza potere, Milano, Garzanti, 1990, p. 36.
_____

10 dicembre 2010

Sguardi di futuro

"[...] Perche, a mio avviso, quando affronto l’effetto traumatico di Auschwitz, vado a toccare le questioni di fondo della capacita di vita e di energia creativa dell’uomo oggi: vale a dire che, nel momento in cui rifletto su Auschwitz, forse paradossalmente il mio pensiero verte, piuttosto che sul passato, sul futuro."
Imre Kertész, Premio Nobel   2002

*Tra scrittura e libertà, I discorsi dei Premi Nobel per la letteratura, a cura di Daniela Padoan, Milano, edizioni San Raffaele, 2010 .

____

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.